IL RESPIRO DEL FUOCO Bruciare calorie ed energizzare.

Tecniche
di respirazione:

Pranayama
dalla tradizione millenaria dello YOGA

Come praticante ed istruttrice di Yoga e Pranayama vorrei parlarvi oggi
dei numerosi effetti benefici su corpo e cervello delle tecniche di
gestione del respiro. Pranayama è una parola formata da Prana=forza
vitale e Yama=controllo/gestione. Da circa 5000 anni tali tecniche
padroneggiate dai Rishi (saggi Indù praticanti dell’ascetismo e
dello studio di tecniche yogiche), inducono ad una pulizia di mente e
corpo e ad una ottima preparazione allo stato meditativo.

Oggi, per l’uomo occidentale e sedentario diviene più che mai fondamentale
riservarsi del tempo per ripulire i tessuti, il sangue e il
cervello,bilanciare il sistema endocrino e sciogliere lo stress, ed
abbiamo con noi,  incorporato e completamente gratuito il migliore
degli strumenti: il potente Respiro.

La tecnica di cui vi parlo oggi si chiama Kapalabhati  (Kapala=Cranio e
Bhati=far brillare, pulire, lucidare).

Questa tecnica, se eseguita per 5-10 minuti al giorno, riduce notevolmente
la cintura e il gonfiore addominale.

La premessa è che andrebbe appresa e praticata per un po’ di tempo
seguendo un istruttore qualificato: questa respirazione è puramente
diaframmatica, pertanto il torace rimane fermo e in una posizione di
apertura.

La posizione più adatta è il Loto, o Siddhasana, o Padmasana: questo
perché garantisce un buon allineamento della schiena e un forte
radicamento a terra. Non escludo la seduta su una sedia per coloro i
quali non hanno sufficiente apertura delle anche, ma attenzione a non
appoggiarsi allo schienale.

Kapalabati
può essere eseguito anche in piedi.

 

 

Le spalle non si muovono, la schiene è eretta, in linea con collo e
nuca, il torace non si muove. La posizione deve risultare comoda e
ben radicata.

Il respiro diaframmatico è l’unico motore di questo esercizio.
In questa pratica ci concentriamo prevalentemente sull’Espirazione, che
è brusca e veloce, per i principianti può essere sufficiente 60
espirazioni al minuto. L’inspirazione  è passiva e automatica.

Kapalabathi
consiste di un susseguirsi di queste brusche espirazioni, durante il
quale dobbiamo pensare di spingere la cintura addominale verso
l’ombelico.

Iniziando rilasciando completamente la cintura addominale, zona sotto
l’ombelico, vedremo che l’addome formerà una sporgenza, da qui
contraiamo brutalmente la cintura spingendo l’ombelico verso  la
colonna, questa contrazione espelle una certa quantità d’aria, ora
rilasciamo, l’addome tornerà a gonfiarsi, il diaframma si abbassa e
avviene l’inspirazione, passiva e  non controllata. Questo ciclo deve
essere via via velocizzato ma non a scapito della tecnica.

Dopo una decina di espirazioni in tal senso, possiamo riposare per una
manciata di secondi respirando normalmente per poi cominciare un
nuovo ciclo.

Kapalabathi è un potente disintossicante dell’intestino: lo regolarizza nelle
sue funzioni e rende l’addome piatto, eliminando le cosiddette
“maniglie dell’amore”, oltre a rinforzare tutta la muscolatura
vertebrale della zona lombo-sacrale. È un vero maestro di bellezza,
oltre a ridurre il grasso superfluo, tonifica e rende luminosa la
pelle del viso.

Altri
effetti:

  • rigetto dell’aria residua nei polmoni
  • rigetto massiccio di CO2, anidride carbonica
  • aumenta la respirazione cellulare
  • ossigena il sangue
  • riciclail sangue venoso
  • Massaggia il  cervello
  • mantiene e aumenta l’elasticità della spugna polmonare
  • tonificail sistema neurovegetativo
  • migliorala capacita di concentrazione
  • cancellala stanchezza mentale
  • mantienela mobilità e l’elasticità del diaframmatico
  • contrastail grasso viscerale.

Ecco
un video tutorial che lo mostra esaurientemente:

https://www.youtube.com/watch?v=B6bnFlVkKrE

Se interessati, farsi guidare da un insegnante di Pranayama al fine di
non automatizzare errori di esecuzione dell’esercizio che
potrebbero renderlo inefficace.

Iris
Deva Rajani

fonte:
“Pranayama. La dinamica del respiro” di Andre Van Lysenbeth

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