La crisi nelle relazioni: si può sciogliere?

La mia risposta è Sì.

Oggi parliamo di relazioni.

Relazioni romantiche, amicali, proiettate, compensative, tossiche etc..etc…

Non è mia intenzione trattarle una per una ora, ma di recente ho scoperto il filo che tiene unite tutte le “perle”

Ogni relazione, di qualsiasi tipo, se si scende veramente verso l’intimità, quella essenziale, dove incontriamo invariabilmente l’innocenza e la morbidezza, ogni relazione causa un duplice effetto: attiva il corpo di dolore e nutre i nostri schemi egoici.

Cosa vuol dire esattamente tutto ciò?

Quando lasciamo che qualcuno si avvicini abbastanza per toccarci davvero il cuore e danzare con l’anima, senza che questo sia voluto o deciso, vengono stimolati alcuni trigger points, punti sensibili, quali per esempio la paura dell’abbandono e del rifiuto, il senso di vergogna ed umiliazione, il tradimento e la sfiducia, tutti punti che sostengono l’erroneo assunto che non siamo degni di amore, a meno che non facciamo qualcosa per meritarcelo.

Questa è una falsità.

Noi tutti siamo degni di amore, per diritto divino, e il non crederlo e sentirlo, costituisce la radice di moltissimi schemi disfunzionali nelle relazioni, ed è origine di un numero indefinito di equivoci e malintesi con la persona con cui ci relazioniamo.

Ed ecco che prendiamo ad “utilizzare” l’altro per rinforzare e nutrire l’immagine che abbiamo di noi, immagine sostitutiva del nostro vero se: la personalità egoica, costruita appunto per proteggerci quando piccoli e vulnerabili, ci siamo effettivamente sentiti abbandonati, rifiutati, umiliati e indegni di amore incondizionato. L’immagine di se è come un intercapedine che ci disconnette dal nostro cuore.

Questi due fattori insieme costituiscono la crisi.

Due cose possiamo fare con ogni crisi che incontriamo, usarla come la finestra che si apre su una visione più ampia nella consapevolezza e conoscenza di se, oppure indurirci ancora di più e aggiungere un ingranaggio alla potente macchina egoica che ci protegge ma ci imprigiona anche.

Tu cosa scegli?

Ogni crisi non può sciogliersi se tutti i fattori che la compongono non vengono prima riconosciuti, poi accolti e abbracciati, infine investigati e lasciati andare.

Farsi sostenere in questi processi può essere utile, in gruppi di ascolto, meditazioni a tema o Counseling umanistico

Accogliere la propria ferita del tradimento per esempio, significa smettere di aspettarsi che l’altro/a la guarisca, confinandolo/a in comportamenti e aspettative atte a lenire la nostra ferita e a confermarci che possiamo essere fiduciosi. Purtroppo in questo modo perdiamo l’occasione di conoscere veramente la luce e il dono che l’amato/a ci porta.

Oltre a ciò, per quanto l’altro possa comportarsi perfettamente, non basterà mai. Saremo liberi dal nostro fardello, solo quando NOI e NOI soltanto avremo guardato, accettato e integrato il fardello stesso…. perché solo a quel punto lo lasciamo andare veramente, restituendolo al fiume dell’esistenza nel suo scorrere infinito. E siamo liberi di indossare il nostro Presente, il dono.

A questo punto accade la magia, grazie anche ad un lavoro continuo di pratica della presenza, meditazione e attenzione deliberata, accade che liberiamo il campo, come canne di bamboo prima pieni di detriti, ora ci ritroviamo cavi, liberi di incarnare la vibrazione dell’amore universale, e possiamo sentire e ricevere la gioia che una vita radicata nell’adesso ci regala ogni giorno.

La relazione, quando consapevole, è la porta che ci conduce al nostro abisso più profondo, per scoprire quanto siamo in realtà vicini a Dio, in purezza, gioia e luce

La vita è līlā*, e come tale porta in se gioia, beatitudine e amore; la crisi è il dono che ci permette di ricordarcene e di tornare a noi, di rinascere. Si potrebbe dire che anche la crisi è līlā.

Buon cammino.

Iris Gioia Ma Deva Rajani

(Ispirato dall’incontro con Swami Kaifi Ananda – “the relationship can become your sadhana, your spiritual practice” E.Tolle)

*Il sostantivo femminile sanscrito līlā (devanāgarī: लीला) indica un “gioco”, “distrazione”, “passatempo”, ma anche “grazia”, “fascino” ma anche “mera apparenza”, “simulazione”. In ambito induista esso sottintende la spontanea venuta ad essere (sṛṣṭi, “manifestazione”) dell’universo e quindi della sua distruzione (pralaya, “dissolvimento”) alla fine del kalpa (“eone”). Quindi la venuta ad essere del cosmo materiale non è frutto di un atto intenzionale, quanto piuttosto di un movimento libero, di un gioco divino, simile al getto di una fontana. Secondo il vedāntin Nimbārka (XI-XII secolo) questa līlā si fonda sulla perfetta beatitudine (ānanda) del Bhagavat, sia nella sua manifestazione che nel suo dissolvimento.
(Dal web).

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