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I benefici straordinari dello yoga mattutino

Lo yoga è un lavoro energetico, ma trasversalmente coinvolge mente, corpo e spirito.

Prendersi del tempo al mattino appena svegli è qualcosa che può sembrare sfidante e scomodo ma che è in grado di donare grande beneficio al sistema mente corpo e un buon apporto di energia pulita spendibile lungo tutta la giornata.

Al mattino la porta tra conscio e inconscio è più aperta, e lo stato naturale di consapevolezza non è così oscurato da condizionamenti, pensieri, sensazioni e percezioni come sembra esserlo durante le attività e le relazioni della giornata, ed ecco che un lavoro su di sè, con l’uso del respiro, di movimenti del corpo, di meditazione è molto più efficace nella programmazione di nuove connessioni sinaptiche e nell’assimilazione di nuova energia pulita per corpo e mente.

Ogni giovedì, dalle 7.00  alle 8.00 del mattino, sono disponibile a guidarti in questo momento tutto tuo, dove potrai tingere di colori nuovi e incondizionati la tua nuova giornata, in modo dolce e semplice, per ottenere il massimo della presenza e dello stato di gioia essenziale, e stabilire un nuovo intento per la giornata e la settimana, un intento puro che avrà tutto il potere dell’energia che creiamo mediante la pratica yogica.

Alcuni benefici attesi: calma interiore, resilienza, fiducia, autostima, energia nel corpo, pro attività, buona predisposizione al cambiamento, forza di volontà, determinazione, connessione con la propria verità, ottimismo, migliore risposta a input stressogeni.

Ti aspetto.

Iris Gioia Deva Rajani

Abitudine: un abito che non riesci più a togliere.

 

                Ti è capitato di vivere un’abitudine particolarmente difficile da abbandonare? A livello neuro scientifico stiamo parlando di un automatismo, un circuito neuro chimico che non necessita del nostro discernimento del momento, per gestire un’azione o comportamento con successo, vediamo alcuni esempi:

  • dai più innocui e utili: respirare, guidare, comporre un numero di telefono, andare in bicicletta, banalmente camminare….
  • a quelli un po’ più subdoli e nascosti, l’abitudine a scusarsi, a spiegare, ad interrompere, a programmare cosa dire mentre l’altro ancora ci sta parlando,
  • alle vere e proprie dipendenze: fumo, alcool, cibo, sesso, interazioni sui social.
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Abituarsi alla stessa realtà

Neurochimicamente succede questo: il comportamento si è ripetuto nel tempo, attivando nel cervello intere porzioni di reti sinaptiche, totalmente dedicate a quel comportamento o ambiente, e ogni volta che la ripetiamo, questa rete neurale diviene sempre più forte ed automatica. Nel caso delle dipendenze o abitudini consolidate il problema è  la sensazione che scaturisce da il gesto, il comportamento, la persona o gruppo. Quando diventa sensazione, la “palla” passa al corpo che letteralmente si nutre di sostanze endogene, (cioè prodotte dal corpo stesso), neurotrasmettitori molto potenti: per dirne alcune adrenalina o noradrenalina come eccitanti e stimolanti, serotonina , dopamina, endorfine e ossitocina: il quartetto magico della felicità, come sedativi, oppiacei ed euforizzanti.

In pratica dentro di te c’è un pusher ben fornito. (^___^)

Partiamo dall’Etimologia, perchè è curioso:

Abitare, abito (vestito),  ed abitudine, hanno radici etimologiche molto simili, e rispettivamente: habere=avere, habitu(m)=caratteristica esteriore, habitus=modo di essere.

Ovvero la triste storia di come CIO CHE HAI, finisce per diventare CIO’ CHE SEI, attraverso il tunnel di CIO’ CHE MOSTRI FUORI, e del plauso che ne ricevi, e senza di questo “CIO'” tu non sai più chi sei, ti sembra di non esistere, pertanto sei letteralmente Abitato (posseduto) da qualcosa che ti si incolla addosso, come un Abito stretto, e si compie come Abitudine.

E addio alla spontaneità.

Ora io lo trovo un po’ drammatico e credo valga la pena di stimolare una riflessione a riguardo. Stiamo parlando di dipendenza. Di coazione a ripetere. Di schemi ciclici di comportamento. Di impossibilità di cambiare ed evolvere.

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La prigione è dentro

E ora le buone notizie:

l’Abitudine che ti Abita e che indossi come un Abito stretto… si può scardinare, ti giuro che si può, tuttavia il percorso è individuale, dipende dalla tua storia, o meglio dalla storia che credi essere tua.

Intanto comincia a prestare attenzione a ciò che scegli veramente.

Buon cammino.

Iris Gioia Deva Rajani

 

 

 

 

 

 

 

Non ci sarebbe vita senza stress. Come la Presenza ci permette di coglierne i vantaggi.

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Eustress: quella forza e determinazione che ci sostiene nel superamento degli ostacoli e al miglioramento e alla crescita.

Come spesso accade mi ritrovo a scrivere riguardo a ciò che tende a rimaner celato dietro al telo pesante del pensiero collettivo e della propaganda mediatica. Vorrei quindi spezzare una lancia a favore del famigerato STRESS.

Oggi si fa un enorme parlare di stress: stress bioenergetico, fisico, ossidativo, psicoenergetico, correlato…… etc…

Recentemente ho notato che ci sono situazioni in cui lo stress non solo non è così dannoso, ma è persino utile e necessario alla vita e al progresso personale.

Partiamo dalla base: definiamo stress. Lo stress è la risposta psico fisica di un’organismo  alle sollecitazioni dell’ ambiente, alla vita che accade. Premettendo questa semplice definizione, possiamo dire che due situazioni completamente diverse quali per esempio il manager che è fortemente in ritardo ad un appuntamento importante e si vede rubare il parcheggio sotto il naso, e il masai che deve “relazionarsi” con un branco di iene, nel cuore della notte, per proteggere il suo gregge, possano generare la stessa risposta, in termini di ansia, angoscia, produzione di adrenalina e noradrenalina, alterazioni dell’equilibrio interno a livello endocrino e immunitario.

Invece no, non necessariamente, è molto facile che il manager debba prendere il malox per digerire il pranzo e litighi con la moglie al suo rientro in casa, e che il masai torni a dormire non appena sventato il pericolo, o in mancanza di reali risorse, semplicemente non si alzi nemmeno dal letto.

Questo ci induce ad una riflessione molto semplice: l’attitudine cambia l’esperienza.

L’attitudine è condizionata da credenze, imprinting, pensiero collettivo, considerazione di sè, pensiero discorsivo, pensiero proattivo, pensiero strategico, pensiero, pensiero e ancora pensiero…….

Che fare?

Aggiungiamo un piccolo tassello alla definizione di cui sopra: lo stress è la risposta psico fisica dell’organismo alle sollecitazioni dell’ambiente e può dividersi in due connotazioni, Distress: nel caso in cui non abbiamo le risorse per far fronte a ciò che l’ambiente ci “porta”, quindi la sfida supera la risorsa,  Eustress abbiamo tutte le risorse necessarie per far fronte alla situazione contingente, percui la risorsa è commisurata alla sfida.

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Distress: non abbiamo le risorse necessarie per far fronte alla situazione.

Distress porta con se angoscia, ansia, disagio… e nei casi più gravi panico, e indebolimento del sistema immunitario

Eustress ci da quella spinta ad attivare le nostre risposte migliori in quell’esatto momento per far fronte al meglio alla situazione, portandoci quindi a crescere, evolvendo attraverso una nuova esperienza.

A questo punto la domanda è d’obbligo: come faccio ad avere le risorse giuste, al momento giusto, perfette per la situazione. Può infatti capitare… di non essere preparati, di non aver previsto, di non essersi predisposti… una possibile risposta è nel prefisso “pre-“!!!

Mi auguro di non sembrare troppo new age, elencando questi semplici assunti, frutto della mia esperienza diretta:

  • Se una sfida bussa alla nostra porta è perchè abbiamo tutte le risorse per vincerla o perchè perdendola abbiamo una lezione da imparare.
  • Abbiamo tutte le risorse che ci servono proprio al momento giusto, non un attimo prima, non un attimo dopo, ma solo nel “qui ed ora” in cui l’esperienza si compie.
  • Quando siamo molto impegnati a pre-vedere, pre-occuparci, pre-pararci etc…. semplicemente non siamo lì, non ci troviamo a livello cosciente nel momento appropriato per cogliere la risorsa.

Questo non vuol dire non prepararsi per un esame importante: vuol dire dare il meglio di sè nello studio, ma una volta chiuso il libro, lasciar andare il pensiero e connettersi alla vita che accade, fiduciosi, sapendo che nel presente si avrà accesso a ciò che serve. E’ da sperimentare, serve allenamento perchè la tendenza a preoccuparsi è forte ed ha radici profonde nella cultura consumistica e regolata dal vantaggio che dilaga in occidente.

Ecco perchè un allenamento costante alla connessione col presente, unito a Mindfulness, Meditazione, Bioenergetica, può nutrire un attitudine di Presenza, liberando l’organismo dal distress pregresso ed accumulato, e portandolo ad una maggiore connessione con l’unico momento e spazio in cui può accedere alle risorse giuste per cogliere il vantaggio dell’eustress, scegliendo consapevolmente il da farsi.

Nel Counseling Olistico accompagniamo la persona a riappropriarsi di questa facoltà innata: stare nel qui e ora, affidarsi, restare aperti e curiosi, senza giudizio o pre-giudizio.

Il nostro presente è il miglior rifugio.

Buon Cammino

Iris Gioia A. Le Piane – Deva Rajani –