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L’immagine, il custode, l’Essenza.

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L’inconscio si chiama inconscio perché non è disponibile alla coscienza. Si tratta di  qualcosa che è attivo ma di cui non ne conosciamo la natura.

Questo ci sequestra emotivamente e ci impedisce di vivere il presente, il qui e ora, e di disporre dell’energia.

La forza che tiene l’inconscio fuori dal campo di coscienza è costituita in maggior misura dal bisogno dell’Ego (o immagine di noi) di difendersi dagli attacchi del Critico.

Questo ci preclude il contatto con l’Essenza che per sua natura è sempre qui e ora, come il nostro corpo, come il nostro respiro, come la nostra energia.

Ho esperito che quando sono nell’Essenza e dispongo delle risorse essenziali, decade completamente la tendenza a spiegare, a giustificare, a proteggersi, a schermarsi, a mantenere l’egemonia o il controllo, come se l’Essenza avesse questa invincibile forza senza movimento.

Una vulnerabilità inattaccabile.

Una sensazione di pace, amore e verità che fatico a spiegare.

Come detto sopra, c’è sempre una volontà più o meno conscia della persona di identificarsi nel Critico e nell’immagine che il critico tutela, questa è la zona di comfort della persona che anche se di tanto in tanto viene bastonata dal critico, però si sente più al sicuro e non rischia rifiuti o abbandoni (così crede).

La dis-identificazione avviene sempre aumentando una distanza. Serve il spazio.

Per creare questo spazio la prima cosa è prendere contatto con il sentire: la rabbia, la paura, la frustrazione, ciò che sottende un trattamento rigido, privo di attenzione, non accogliente, magari distratto e nei casi più gravi privo di amore e violento.

 

Ci incontriamo Sabato 18 Gennaio alle ore 9.00 per lavorare un po’ insieme su questo.

Gioia Iris Deva Rajani

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Il corpo, un portale.

Il corpo è un portale, e come ogni altra soglia è importante da dove la guardi. Il corpo si ammala, si stressa, si stanca, ingrassa, ha tempeste ormonali, ma ugualmente sente, gode, respira l’aria tersa e frizzante di un mattino di marzo, scala una montagna, fa l’amore, procrea.

Positivo e negativo sono concetti, determinati dalla posizione da cui… guardi il portale. Il corpo è la manifestazione dell’inmanifesto, è mappa, racconta la nostra storia, è testamento dei nostri dolori, campanello dall’allarme, sentinella, tempio o discarica… dipende da come lo usi.

Comunque sia merita attenzione.

Qualsiasi intervento volto al benessere, all’equilibrio psico-emozionale, al recupero delle proprie risorse, alla riscoperta di una pace e fiducia esistenziale, è fallace o non completamente efficace se trascura di occuparsi del corpo.

Il corpo rappresenta il terreno dove affondano le radici del nostro dolore. La mente, quando crea in modo ossessivo ed automatico, rappresenta l’attività di nutrire quelle radici, per far crescere la sofferenza giorno per giorno, creando una realtà esistenziale che ci limita privandoci di visione in prospettiva e attitudine fresca.

Negli anni… strati e strati di dolore emozionale, movimento interrotto, e imprinting si combinano fino a formare la nostra identità, o ciò che crediamo essere, costruendo un castello di convinzioni e credenze chiamate: Mappa della Realtà. Ovviamente, poi la realtà ci rispecchia di conseguenza.

Da un punto di vista olistico l’autoguarigione passa da lì, dal corpo.

Il corpo e il respiro sono portali al presente, al qui e ora. Ogni nostra cellula dai tessuti più solidi (le ossa), a quelli liquidi (sangue, linfa), è costituita per il 99% di acqua, ed è ormai risaputo come l’acqua conservi memoria, e venga informata dalle frequenze del pensiero.

Non sarebbe assurdo quindi ipotizzare che ciò che, ad esempio, ci ha impietrito e spezzato il cuore per un tradimento decadi fa, possa conservare tutt’oggi una traccia nel corpo, una traccia attiva, e che elaborazione ed integrazione di quel vissuto doloroso possano essere fortemente sostenuti da un lavoro sul corpo.

Meditazioni dinamiche, biodanza, yoga fluido, bioenergetica, respiro, sono tutti validissimi strumenti per sostenere un percorso di integrazione ed elaborazione di sè stessi, a tutto tondo, aprendo la porta al presente, al sentire, alla gioia e al piacere.

Naturalmente ad ognuno il suo, cioè la libera scelta e sperimentazione della tecnica che più sente in risonanza. Sempre da uno stato di presenza.

Nel movimento spontaneo e nel piacere di un sentire senza colpa, risiede tutta la vitalità che ci è stata donata, perchè sprecarla?

Gioia Iris Deva Rajani