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L’infelicità è nella dualità.

Non esiste una cosa come l’infelicità.
Esistono “oggetti” che la oscurano, sono temporanei, ma possono sembrare eterni se credi di essere loro.
La madre di tutti questi oggetti, e quindi la radice di ogni sofferenza è l’illusione della separazione, separazione dal Sè, dall’adesso, dall’altro, dall’esperienza così come è.
Questa radice viene alimentata dal pensiero giudicante, duale, che crea il “giusto” e automaticamente dà vita allo “sbagliato”
Così ci frammentiamo. E prendiamo a rifiutare parti di noi e così facendo ci sentiamo rifiutati.
Oltre ogni dualità, c’è il vuoto, il vuoto pieno che emerge solo quando vivi il Tantra, cioè la “disciplina” del non rifiuto.
Ricordati di essere accogliente spazio aperto dove l’esperienza accade, la felicità è proprio lí.
Prendi ciò che stai rifiutando e avvicinalo a te, accoglilo, amalo, com-prendilo, e guarda cosa accade.
Abbi un gioioso giorno di non rifiuto.😄
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There is no such thing as unhappiness.
There are “objects” that obscure it, they are temporary, but they can seem eternal if you think you are them.
The mother of all these objects, and therefore the root of all suffering, is the illusion of separation, separation from the Self, from the now, from the other, from experience as it is.
This root is fed by the judgmental, dual thought, which creates the “right” and automatically gives life to the “wrong”
So we are fragmented. And we start to reject parts of us and in doing so we feel rejected.
Beyond any duality, there is emptiness, the full emptiness that emerges only when you experience Tantra, that is the “discipline” of non-rejection.
Remember to be welcoming openess where experience happens, happiness is right there.
Take what you are rejecting and bring it closer to you, welcome it, love it, understand it, and see what happens.
Have a no-rejection joyful day.😊

La felicità è nella tua natura.

Donna felice, prima… buona madre, quindi.

              In questo video leggo un frammento del libro “L’Arte di Amare” di Eric From dal titolo l’Amore Materno.

        Recenti avvenimenti sincronici mi hanno portato ad integrare ed elaborare  contenuti del mio mondo interiore, come figlia prima e come madre poi… ma soprattutto come donna. Al di là dello spazio duale che si sviluppa tra le polarità giusto e sbagliato, ma con un cuore aperto e compassionevole che abbraccia le dinamiche inevitabili ed ereditarie su cui si sviluppano i nostri caratteri condizionati, è utile riconoscere che esiste un modo salubre di essere Madre e che questo non può svilupparsi senza il sostegno di un’appagamento profondo nell’essere…. Donna.

        Donna felice, peraltro. Donna realizzata. Anima realizzata nel suo incarnato tangibile e biologicamente inevitabile di Donna, colei che genera la vita e la sostiene fin dai primissimi, delicati momenti di vita, genesi e sostegno che affondano radici nell’Essere e solo dopo nel fare, in un fare che viene modulato e tinto dalla realizzazione di un’esistenza di donna appagata.

            Oggi la Donna ha il dovere di coltivare la propria Gioia di vivere, lo deve a se stessa e ad ogni uomo e donna sulla terra che attraverso lei nasce e cresce con i primissimi imprinting di autoregolazione bio relazionale, lo deve quindi al genere umano e alla Terra tutta.

Donna sìì felice. E che l’Uomo possa sostenere questa mission d’essere con l’amore e la protezione che per natura può portarle.

Buona Unione del Maschile e Femminile, perché solo uniti hanno potere e piacere.

Hai un figlio da zero a tre anni? Leggi qui….

Secondo Erikson, l’individuo attraversa inevitabilmente diversi stadi di evoluzione psicologica, ognuno dei quali caratterizzato da un piccolo (o grande) conflitto, una sorta di realtà duale, nel quale, conformemente alle sue possibilità ed attitudini, è chiamato a integrare, a discernere, a includere nella coscienza evolutiva due opposti, tramite l’esperienza libera e giocosa.

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Il bambino è l’essere puro, per questo è temerario e audace.

Il secondo stadio, la seconda infanzia va dal primo al terzo anno di vita e vede il bambino (e i genitori inevitabilmente), alle prese con l’oscillamento tra Autonomia e Vergogna e Dubbi

Qui il bambino sperimenta le prime spinte all’esplorazione; è la vita che spinge per manifestarsi e realizzarsi nel gioco dell’esistenza tangibile.

E’ necessario che possa esperire un certo grado di autonomia, anche piccoli passi, aggiungerei io. Qui si radica la fiducia in se stesso come entità separata, è pertanto vitale che la madre, gli educatori, i nonni o i takesgivers in generale, si mostrino presenti ma spaziosi nell’accogliere questi piccoli distacchi, senza proiettare la propria ansia di controllo o la propria paura di scoprire o di cambiare. Quando il piccolo esercita un certo grado di autonomia e sente tuttavia la contrarietà dalla sua più grande fonte di sopravvivenza, in lui viene piantato il seme della vergogna, un emozione energeticamente congelante. Al contrario se sentirà che anche nelle sue piccole sperimentazioni è sostenuto seppur ad una certa distanza, potrà crescere la sua consapevolezza di sé nel mondo, mantenendo lo spirito di gioco e curiosità fanciullesca anche nelle età successive.

Deva Rajani (Madre e Counselor)