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Quando dimentichi te stesso e ti sciogli nell’altro.

Vorrei partire dalla premessa che non è sbagliato essere ipersensibili, super empatici, emotivamente generosi e ultra disponibili.

Se……

Lo sei prima con te stesso.

Chieditelo, fatti un auto test…. “da 0 a 10 quanto sono sensibile ai miei bisogni? quanto sono empatico verso il mio sentire? Quanto tempo ed occasioni di benessere mi dedico?”

Il modo migliore per amare l’altro ed esserci per lui/lei, è, prima di ogni cosa, esserci per sè, nella propria vita, nella propria pelle, nella propria esperienza.

Quando trascuriamo di fare esperienza autentica di noi stessi creiamo inevitabilmente un vuoto. Un buco interiore. Per esperienza autentica intendo conoscere la propria luce quanto la propria ombra, la propria forza quanto la propria vulnerabilità. Per fare esperienza totale e autentica di noi stessi, è necessaria la rinuncia.

A cosa?

All’immagine che abbiamo e che vogliamo presentare di noi.

Questa immagine è il buco camuffato che devia e rimbalza l’autentica esperienza di sè.

Senza questa autenticità non ci sono reali connessioni, ma solo giochi politici. “Tu mi servi perché in qualche modo alimenti e ingrassi l’immagine che ho e che presento di me. Io faccio lo stesso per te.” Questo non è amore, è trading.

Allora accade che, quando per qualche motivo, (e ve ne sono diversi e frequenti), non riusciamo a reggere il teatrino dell’immagine, veniamo meno al contratto e l’altro ci ferisce, o ci scarta, o perde interesse e presenza. Come accade nelle relazioni tossiche tenute insieme per approvvigionamento narcisistico.

Il narcisista è un buco nero che brama e ruba letteralmente l’energia all’altro, per suo proprio nutrimento, “suo” dell’immagine, dell’ego,

Io credo che finché non ci guardiamo veramente dentro, non guardiamo il vuoto, la ferita, le paure e il senso di inadeguatezza, (e ognuno c’ha le sue….. ) finché non prendiamo questa decisione e non la perseguiamo con disciplina e rispetto e amore per se stessi, allora siamo tutti un po’ narcisisti, e proiettando sull’altro la soddisfazione dei nostri vuoti, alimentiamo quel buco camuffato che si chiama ego.

Io personalmente, peferisco amare ed essere amata autenticamente, piuttosto che fare bella figura.

Iris Gioia Deva Rajani

Antidoto al critico: connettiti al cuore.

“Non sei capace”. “Non hai nulla di importante da dire”. “Non ce la farai mai”. “Non fa per te” “Meglio stare tranquilli e tenere un profilo basso”. “Non dare fastidio”. “Chi  te lo fa fare, tanto non cambia nulla”. “Hai un’aspetto orribile”. “Stai invecchiando”. 
E potrei continuare all’infinito…..

Questo è il critico interiore, ogni essere umano ne ha uno in dotazione. Più o meno abile e preparato.

La sua sede è sempre nella testa. 

Ti fa sentire separato dagli altri, è critico verso gli altri in modo da poter innalzare se stesso, vuole mantenere le cose come sono, non ti permette di correre dei rischi, di espanderti o di manifestarti con autenticità. Ti rende incerto…. ed è sabotante.

C’è un luogo dove non ha accesso: il cuore.

Da dove viene? Chi o cosa ha creato questa struttura? Come riconoscerlo ed interagire con lui?

Di questo ed altro parleremo nel Gruppo d’incontro di Mercoledi 11 Ottobre.

Ti aspetto.

Iris Gioia Deva Rajani

Confessione di Iris Deva Rajani: ti presento il mio Critico Interiore.

La mia è stata una vita di compensazione, e ci sono tutt’ora i residui; il movimento e la rabbia sono le energie che sottendono alle mie risposte e un senso di perfezionismo e talvolta di superiorità, che ovviamente compensava il sentirsi indegna di amore.

Con gli anni l’Ego Spirituale aveva integrato il Critico e insieme facevano anche una bella squadra, ma mi tenevano in continua tensione, e sebbene tutti i loro propositi fossero buoni, non avevo accesso alla mia energia vitale e tutto veniva fatto con estremo sforzo.



Sotto il controllo del mio Critico alleato all’Ego Spirituale ho fatto cose bellissime, ho aiutato molte persone, nel ruolo di salvatrice, per sentirmi utile, necessaria, indispensabile. Tutto questo naturalmente a livello inconscio. Oggi non ho smesso di aiutare il prossimo, ma lo faccio con enorme gioia e amore e riconosco quando non lo posso fare, ma ciò che è davvero cambiato è l’energia del cuore, quella frequenza così spaziosa e accogliente che avevo tagliato fuori per non sentire il dolore troppo grande per la piccola Iris. Il lavoro sul Critico Interiore passa necessariamente dall’incontro col nostro bambino interiorizzato, perchè ciò che ha costruito l’immagine di cui siamo schiavi altro non è che un bisogno insoddisfatto, a cui non osiamo dar voce. Il problema è che il Bambino non molla, chiede in ogni modo di essere visto, chiede che il suo bisogno venga accolto, il Critico non molla crea confini, paura ed incertezze a non finire, anche l’Anima non molla… col suo anelito spinge verso la realizzazione di Sè. Quindi o rimani schiacciato tra queste forze o dai spazio, respiri, apri le braccia e accogli e integri quello che c’è. 

Integrare vuol dire abbracciare gli opposti e scioglierli in UNO. E’ un’alchimia. Farne un distillato nuovo.

Ci sono stati mesi di intenso lavoro, dove la vita mi ha apparecchiato gli scenari più inimmaginabili per mostrarmi la strada e per testare la fiducia. Oggi mi sento molto amata dall’esistenza. Oggi vedo ogni persona nella mia vita come una manifestazione della Coscienza Divina. Un messaggio, una soglia verso il mio abisso, un dono. Io stessa sono questo. Comprendo che nella nostra forma umana sentiamo dolore e sofferenza, comprendo che l’Anima sta così evolvendo e trasmutando, cambiando frequenza.
Affrancarsi dal giogo del Critico Interiore è un processo che ogni ricercatore spirituale e chiunque aneli ad una vita di maggior gioia e pace, dovrebbe intraprendere.
L’inconscio si chiama inconscio perchè non è disponibile alla coscienza. Si tratta di qualcosa che è attivo ma di cui non ne conosciamo la natura. Questo ci sequestra emotivamente e ci impedisce di vivere il presente, il qui e ora, e di disporre dell’energia. La forza che tiene l’inconscio fuori dal campo di coscienza è costituita in maggior misura dal bisogno dell’Ego (o immagine di noi) di difendersi dagli attacchi del Critico. Questo ci preclude il contatto con l’Essenza che per sua natura è sempre qui e ora, come il nostro corpo, come il nostro respiro, come la nostra energia. Ho esperito che quando sono nell’Essenza e dispongo delle risorse essenziali, decade completamente la tendenza a spiegare, a giustificare, a proteggersi, a schermarsi, a mantenere l’egemonia o il controllo, come se l’Essenza avesse questa invincibile forza senza movimento. Una vulnerabilità inattaccabile. Una sensazione di pace, amore e verità che fatico a spiegare.

Ogni volta che ci concentriamo su “come dovrebbe essere” perdiamo il contatto con ciò che è, inevitabilmente qualcosa viene dimenticato, obnubilato, la nostra consapevolezza si assottiglia, mentre il Critico ingrassa.
Accogliere questo istante così com’è, non v’è altra evoluzione possibile.

Iris Gioia Deva Rajani