Archivi tag: ego

La crudeltà del NON diritto a fallire

Quale prigione costruiamo per i nostri figli quando demonizziamo il fallimento, la sconfitta, l’imperfezione?

Nel processo di crescita, apprendimento ed evoluzione, fallire è la cosa migliore che  può succedere per procedere in completezza con tutto te stesso e con la spaziosità di una vera consapevolezza. Con l’energia e la voglia di rischiare e di mettersi in gioco.

L’ansia da prestazione è una forma di attaccamento al risultato, colonizzato da un rifiuto a priori verso il fallimento. Ma non esiste la possibilità di vincere se non include la possibilità di perdere.

paura-del-fallimento

Quando costringiamo chi amiamo a separarsi da una parte naturale di sè: quella che commette errori e che ha bisogno di commetterne per crescere ed evolvere. Si tende a proiettare sugli altri i nostri attaccamenti e condizionamenti.

Nella dimensione del manifesto, la perfezione è composta di polarità e la nostra libertà si trova nello spazio che può includere ogni cosa e il suo contrario. Il giudizio, il vero cancro del nostro tempo, con la sua condanna e rigidità alimenta il gioco del “ho ragione io”, gioco in cui non vi sono vincitori. Ci costringe e imprigiona nella polarità “positiva” e ci rende persone a metà.

Rumi dice: Ben oltre le idee di giusto e di sbagliato c’è un campo. Ti aspetterò laggiù.

Questo è il campo dell’amore, dove comunque ti attendo e ti accolgo, anche se non ottieni il risultato.

Nel momento in cui ci liberiamo dalla paura di fallire, e liberiamo gli altri ritirando le nostre proiezioni ed aspettative, aprendoci ad ogni esito possibile, riacquistiamo la facoltà di essere totali e in pieno possesso delle nostre risorse, dello spirito di gioco e di rischio necessario per vincere.

Lo sappiano i genitori, i professori, i maestri, gli educatori, ed ognuno di noi per sè stesso.

pauraConcediti di sbagliare e sii curioso e nuovo nel tuo procedere, la paura ha funzioni importanti, ma quando è alimentata da giudizi e condizionamenti di perfezione, anziché da un reale pericolo, stronca la gioia, asfissia la curiosità, inaridisce lo spirito di gioco e uccide la capacità di rischiare. Quindi nessuna crescita. Zero evoluzione.

 

Ho fiducia nel cambiamento, e ho fiducia in me nel viverlo e crearlo, per il bene mio e del prossimo.

Gioia Iris Deva Rajani

L’infelicità è nella dualità.

Non esiste una cosa come l’infelicità.
Esistono “oggetti” che la oscurano, sono temporanei, ma possono sembrare eterni se credi di essere loro.
La madre di tutti questi oggetti, e quindi la radice di ogni sofferenza è l’illusione della separazione, separazione dal Sè, dall’adesso, dall’altro, dall’esperienza così come è.
Questa radice viene alimentata dal pensiero giudicante, duale, che crea il “giusto” e automaticamente dà vita allo “sbagliato”
Così ci frammentiamo. E prendiamo a rifiutare parti di noi e così facendo ci sentiamo rifiutati.
Oltre ogni dualità, c’è il vuoto, il vuoto pieno che emerge solo quando vivi il Tantra, cioè la “disciplina” del non rifiuto.
Ricordati di essere accogliente spazio aperto dove l’esperienza accade, la felicità è proprio lí.
Prendi ciò che stai rifiutando e avvicinalo a te, accoglilo, amalo, com-prendilo, e guarda cosa accade.
Abbi un gioioso giorno di non rifiuto.😄
🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃🍃

There is no such thing as unhappiness.
There are “objects” that obscure it, they are temporary, but they can seem eternal if you think you are them.
The mother of all these objects, and therefore the root of all suffering, is the illusion of separation, separation from the Self, from the now, from the other, from experience as it is.
This root is fed by the judgmental, dual thought, which creates the “right” and automatically gives life to the “wrong”
So we are fragmented. And we start to reject parts of us and in doing so we feel rejected.
Beyond any duality, there is emptiness, the full emptiness that emerges only when you experience Tantra, that is the “discipline” of non-rejection.
Remember to be welcoming openess where experience happens, happiness is right there.
Take what you are rejecting and bring it closer to you, welcome it, love it, understand it, and see what happens.
Have a no-rejection joyful day.😊

La felicità è nella tua natura.

L’immagine, il custode, l’Essenza.

ego-traps-heads-700x368.jpg

L’inconscio si chiama inconscio perché non è disponibile alla coscienza. Si tratta di  qualcosa che è attivo ma di cui non ne conosciamo la natura.

Questo ci sequestra emotivamente e ci impedisce di vivere il presente, il qui e ora, e di disporre dell’energia.

La forza che tiene l’inconscio fuori dal campo di coscienza è costituita in maggior misura dal bisogno dell’Ego (o immagine di noi) di difendersi dagli attacchi del Critico.

Questo ci preclude il contatto con l’Essenza che per sua natura è sempre qui e ora, come il nostro corpo, come il nostro respiro, come la nostra energia.

Ho esperito che quando sono nell’Essenza e dispongo delle risorse essenziali, decade completamente la tendenza a spiegare, a giustificare, a proteggersi, a schermarsi, a mantenere l’egemonia o il controllo, come se l’Essenza avesse questa invincibile forza senza movimento.

Una vulnerabilità inattaccabile.

Una sensazione di pace, amore e verità che fatico a spiegare.

Come detto sopra, c’è sempre una volontà più o meno conscia della persona di identificarsi nel Critico e nell’immagine che il critico tutela, questa è la zona di comfort della persona che anche se di tanto in tanto viene bastonata dal critico, però si sente più al sicuro e non rischia rifiuti o abbandoni (così crede).

La dis-identificazione avviene sempre aumentando una distanza. Serve il spazio.

Per creare questo spazio la prima cosa è prendere contatto con il sentire: la rabbia, la paura, la frustrazione, ciò che sottende un trattamento rigido, privo di attenzione, non accogliente, magari distratto e nei casi più gravi privo di amore e violento.

 

Ci incontriamo Sabato 18 Gennaio alle ore 9.00 per lavorare un po’ insieme su questo.

Gioia Iris Deva Rajani

4C46C744-4E48-4CE0-AC9C-F540B72CA6FB

Se esiste un modo, il modo sei TU!!!!

9
Non il cosa, ma il come….fa la differenza.

Le cose sono come sono, se lo sai. Le cose sono come sono, se non lo sai. (detto Zen)

La mente non è la realtà che guardi ma è COME guardi.

L’attitudine cambia l’esperienza.

Quando rinunci a resistere a quello che c’è e a bramare quello che non c’è, allora si svela la perfezione dell’imperfetto.

L’atteggiamento cambia lo sguardo prima e la realtà immediatamente dopo.

Il metodo sei tu, di volta in volta.

Guardare con occhi appena aperti. Immaginare copiosamente. Innaffiare il tutto di Gioia e con gioia.

Per il resto affidati, la Coscienza Illimitata di cui sei espressione, saprà cosa fare, resta in ascolto e mantieni pulita la mente e caldo il cuore, Iris.

Namastè.

Abitudine: un abito che non riesci più a togliere.

 

                Ti è capitato di vivere un’abitudine particolarmente difficile da abbandonare? A livello neuro scientifico stiamo parlando di un automatismo, un circuito neuro chimico che non necessita del nostro discernimento del momento, per gestire un’azione o comportamento con successo, vediamo alcuni esempi:

  • dai più innocui e utili: respirare, guidare, comporre un numero di telefono, andare in bicicletta, banalmente camminare….
  • a quelli un po’ più subdoli e nascosti, l’abitudine a scusarsi, a spiegare, ad interrompere, a programmare cosa dire mentre l’altro ancora ci sta parlando,
  • alle vere e proprie dipendenze: fumo, alcool, cibo, sesso, interazioni sui social.

sfondo-di-una-cella-di-prigione-buia_1194-7364
Abituarsi alla stessa realtà

Neurochimicamente succede questo: il comportamento si è ripetuto nel tempo, attivando nel cervello intere porzioni di reti sinaptiche, totalmente dedicate a quel comportamento o ambiente, e ogni volta che la ripetiamo, questa rete neurale diviene sempre più forte ed automatica. Nel caso delle dipendenze o abitudini consolidate il problema è  la sensazione che scaturisce da il gesto, il comportamento, la persona o gruppo. Quando diventa sensazione, la “palla” passa al corpo che letteralmente si nutre di sostanze endogene, (cioè prodotte dal corpo stesso), neurotrasmettitori molto potenti: per dirne alcune adrenalina o noradrenalina come eccitanti e stimolanti, serotonina , dopamina, endorfine e ossitocina: il quartetto magico della felicità, come sedativi, oppiacei ed euforizzanti.

In pratica dentro di te c’è un pusher ben fornito. (^___^)

Partiamo dall’Etimologia, perchè è curioso:

Abitare, abito (vestito),  ed abitudine, hanno radici etimologiche molto simili, e rispettivamente: habere=avere, habitu(m)=caratteristica esteriore, habitus=modo di essere.

Ovvero la triste storia di come CIO CHE HAI, finisce per diventare CIO’ CHE SEI, attraverso il tunnel di CIO’ CHE MOSTRI FUORI, e del plauso che ne ricevi, e senza di questo “CIO'” tu non sai più chi sei, ti sembra di non esistere, pertanto sei letteralmente Abitato (posseduto) da qualcosa che ti si incolla addosso, come un Abito stretto, e si compie come Abitudine.

E addio alla spontaneità.

Ora io lo trovo un po’ drammatico e credo valga la pena di stimolare una riflessione a riguardo. Stiamo parlando di dipendenza. Di coazione a ripetere. Di schemi ciclici di comportamento. Di impossibilità di cambiare ed evolvere.

uomo-con-prigione-nel-petto
La prigione è dentro

E ora le buone notizie:

l’Abitudine che ti Abita e che indossi come un Abito stretto… si può scardinare, ti giuro che si può, tuttavia il percorso è individuale, dipende dalla tua storia, o meglio dalla storia che credi essere tua.

Intanto comincia a prestare attenzione a ciò che scegli veramente.

Buon cammino.

Iris Gioia Deva Rajani

 

 

 

 

 

 

 

Impossibile sentirsi soli.

           Ogni secondo perdiamo 10.000.000 di cellule, e altre 10.000.000 ne nascono, il nostro cuore pulsa più di 8 litri di sangue al minuto, pulsa attraverso 100.000 km di vasi sanguigni, in una cellula del nostro corpo accadono 100.000 reazioni chimiche al secondo, se moltiplichi questo per i 73 trilioni di cellule che compongono i nostri tessuti..(cfr. Joe Dispenza).

E’ un bel po’ di lavoro, no? chi lo fa?… Tieni traccia e controlli tutto questo?

Se lo fai, chiamami che ti voglio stringere la mano!!!

              C’è una forza enorme, un’intelligenza capace di dispensare nuova vita secondo dopo secondo, ed è la stessa che cambia il profilo ad un campo di girasoli al tramonto, fa girare i pianeti intorno al sole, crea supernove continuamente nell’universo, forza una rosa a sbocciare, un vulcano ad eruttare, un frutto maturo a cadere…

           Questa forza è impersonale e universale insieme. E’ invisibile, sfugge ai nostri sensi. Oltre il tempo e lo spazio. Un mare di coscienza che tutto avvolge e penetra. Dentro e fuori. Ha svariati nomi: campo quantico, coscienza cosmica, vita, dio, divino, spazio akashico, bhraman, esistenza, e via così…  (perdonatemi se ne ho dimenticato qualcuno).

Io lo chiamo Amore.

Continua a leggere Impossibile sentirsi soli.