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Se esiste un modo, il modo sei TU!!!!

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Non il cosa, ma il come….fa la differenza.

Le cose sono come sono, se lo sai. Le cose sono come sono, se non lo sai. (detto Zen)

La mente non è la realtà che guardi ma è COME guardi.

L’attitudine cambia l’esperienza.

Quando rinunci a resistere a quello che c’è e a bramare quello che non c’è, allora si svela la perfezione dell’imperfetto.

L’atteggiamento cambia lo sguardo prima e la realtà immediatamente dopo.

Il metodo sei tu, di volta in volta.

Guardare con occhi appena aperti. Immaginare copiosamente. Innaffiare il tutto di Gioia e con gioia.

Per il resto affidati, la Coscienza Illimitata di cui sei espressione, saprà cosa fare, resta in ascolto e mantieni pulita la mente e caldo il cuore, Iris.

Namastè.

Abitudine: un abito che non riesci più a togliere.

 

                Ti è capitato di vivere un’abitudine particolarmente difficile da abbandonare? A livello neuro scientifico stiamo parlando di un automatismo, un circuito neuro chimico che non necessita del nostro discernimento del momento, per gestire un’azione o comportamento con successo, vediamo alcuni esempi:

  • dai più innocui e utili: respirare, guidare, comporre un numero di telefono, andare in bicicletta, banalmente camminare….
  • a quelli un po’ più subdoli e nascosti, l’abitudine a scusarsi, a spiegare, ad interrompere, a programmare cosa dire mentre l’altro ancora ci sta parlando,
  • alle vere e proprie dipendenze: fumo, alcool, cibo, sesso, interazioni sui social.
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Abituarsi alla stessa realtà

Neurochimicamente succede questo: il comportamento si è ripetuto nel tempo, attivando nel cervello intere porzioni di reti sinaptiche, totalmente dedicate a quel comportamento o ambiente, e ogni volta che la ripetiamo, questa rete neurale diviene sempre più forte ed automatica. Nel caso delle dipendenze o abitudini consolidate il problema è  la sensazione che scaturisce da il gesto, il comportamento, la persona o gruppo. Quando diventa sensazione, la “palla” passa al corpo che letteralmente si nutre di sostanze endogene, (cioè prodotte dal corpo stesso), neurotrasmettitori molto potenti: per dirne alcune adrenalina o noradrenalina come eccitanti e stimolanti, serotonina , dopamina, endorfine e ossitocina: il quartetto magico della felicità, come sedativi, oppiacei ed euforizzanti.

In pratica dentro di te c’è un pusher ben fornito. (^___^)

Partiamo dall’Etimologia, perchè è curioso:

Abitare, abito (vestito),  ed abitudine, hanno radici etimologiche molto simili, e rispettivamente: habere=avere, habitu(m)=caratteristica esteriore, habitus=modo di essere.

Ovvero la triste storia di come CIO CHE HAI, finisce per diventare CIO’ CHE SEI, attraverso il tunnel di CIO’ CHE MOSTRI FUORI, e del plauso che ne ricevi, e senza di questo “CIO'” tu non sai più chi sei, ti sembra di non esistere, pertanto sei letteralmente Abitato (posseduto) da qualcosa che ti si incolla addosso, come un Abito stretto, e si compie come Abitudine.

E addio alla spontaneità.

Ora io lo trovo un po’ drammatico e credo valga la pena di stimolare una riflessione a riguardo. Stiamo parlando di dipendenza. Di coazione a ripetere. Di schemi ciclici di comportamento. Di impossibilità di cambiare ed evolvere.

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La prigione è dentro

E ora le buone notizie:

l’Abitudine che ti Abita e che indossi come un Abito stretto… si può scardinare, ti giuro che si può, tuttavia il percorso è individuale, dipende dalla tua storia, o meglio dalla storia che credi essere tua.

Intanto comincia a prestare attenzione a ciò che scegli veramente.

Buon cammino.

Iris Gioia Deva Rajani

 

 

 

 

 

 

 

Impossibile sentirsi soli.

           Ogni secondo perdiamo 10.000.000 di cellule, e altre 10.000.000 ne nascono, il nostro cuore pulsa più di 8 litri di sangue al minuto, pulsa attraverso 100.000 km di vasi sanguigni, in una cellula del nostro corpo accadono 100.000 reazioni chimiche al secondo, se moltiplichi questo per i 73 trilioni di cellule che compongono i nostri tessuti..(cfr. Joe Dispenza).

E’ un bel po’ di lavoro, no? chi lo fa?… Tieni traccia e controlli tutto questo?

Se lo fai, chiamami che ti voglio stringere la mano!!!

              C’è una forza enorme, un’intelligenza capace di dispensare nuova vita secondo dopo secondo, ed è la stessa che cambia il profilo ad un campo di girasoli al tramonto, fa girare i pianeti intorno al sole, crea supernove continuamente nell’universo, forza una rosa a sbocciare, un vulcano ad eruttare, un frutto maturo a cadere…

           Questa forza è impersonale e universale insieme. E’ invisibile, sfugge ai nostri sensi. Oltre il tempo e lo spazio. Un mare di coscienza che tutto avvolge e penetra. Dentro e fuori. Ha svariati nomi: campo quantico, coscienza cosmica, vita, dio, divino, spazio akashico, bhraman, esistenza, e via così…  (perdonatemi se ne ho dimenticato qualcuno).

Io lo chiamo Amore.

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Fare pace col tempo: l’Adesso.

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L’Adesso è fuggente, non appena ne parliamo già non è più, inafferrabile, impossibile da trattenere o da conservare, eppure è l’unica cosa che abbiamo.

Potremmo pensare che una giornata è composta da un susseguirsi di Adesso. Ma ad uno sguardo più attento questo momento è l’unico momento che abbiamo. Non ve ne sono altri. Temo pertanto che l’adesso oggetto di anticipazione o di memoria sia solo un’astrazione della mente. Adesso non è dopo e non è prima.

L’Adesso è sempre. E’ SEMPRE ADESSO.

Quando ci sentiamo a disagio, inevitabilmente stiamo “litigando” con l’Adesso, di base non lo stiamo accettando e siamo riluttanti ad accoglierlo per quello che è. Investiamo in qualcosa che non esiste (il futuro), al fine di cambiare il presente, conformandone il contenuto alle nostre aspirazioni e prendiamo a considerarlo un nemico. Ugualmente tanto più restiamo ancorati al contenuto di un adesso che non è più, tanto più l’unico vero Adesso che abbiamo ci risulterà avverso e non lo accetteremo.

Ed eccoci schiavi del Tempo. Ed eccoci intrappolati nella mente. Ed eccoci assenti al presente.

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Un unico ostacolo alla tua felicità.

È molto semplice.

Il primo e unico ostacolo che hai alla gioia, all’amore e alla felicità, qual’è?

Cosa accomuna tutte le sofferenze più lancinanti che un essere umano può provare?

La perdita di un figlio, di un genitore, la morte in generale, il distacco, la partenza, la fine di un amore, di un matrimonio, perdere qualcosa definitivamente.

La radice di tutti i dolori del mondo è una sola e si chiama SEPARAZIONE.

Anche il neonato, nascendo, sperimenta la separazione dalla madre, dal senso di Uno, e ci metterà una vita a guarirlo…. se va bene.

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L’ego non è un nemico, ma un “sacrificio” volontario dell’essere.

Stamattina ho ricevuto in posta questo video del Maestro Advaita Vedanta, Rupert Spira, che seguo e amo da anni.

L’ho trovato illuminante!!!

Negli ambienti olistici e di crescita ed evoluzione del potere spirituale si ingaggia spesso una battaglia all’ego, lo si vuole distruggere, combattere, spezzare, dissolvere… sciogliere nell’acido… etc…

Siamo davvero così sicuri che l’ego sia un errore? Rupert chiede alla sua interlocutrice proprio questo: “non sei troppo severa con lui?”

È chiaro che negli aspetti egoici più estremi e disfunzionali, l’ego è una struttura psichica che può originare tanta inutile sofferenza e disagio, per sè e per gli altri.

Ma qual’e la sua funzione più squisitamente Spirituale? La natura ( o Dio, o la Vita, o l’Esistenza, o l’Assoluto), non fa le cose a caso…

La riflessione a cui ci invita Rupert è molto semplice, innocente direi, e in qualche modo mi scalda il cuore.

L’ego è il sacrificio volontario dell’Essere Eterno e Non Separato, che per manifestare sè stesso nell’universo tangibile, deve dimenticare in parte chi è, e vestirsi di un senso di separazione (io e mio).

Sapere che l’Ego è una temporanea limitazione della mia vera natura, che ho coscientemente e volontariamente assunto al fine di portare il mondo in illusoria esistenza, e che sono libera, in qualsiasi istante di compiere passi a ritroso dall’Ego alla mia autentica natura infinita…. beh…. mi fa sentire molto molto molto bene. E non ho più voglia di distruggerlo, ma di conoscerlo e celebrare la sua funzione esistenziale.

Una domanda poi è sorta: “perché tutto questo?”

E mentre cercavo la risposta…. mi sono chiesta: “chi lo vuol sapere???”. Ho riso da sola, e mi sono versata una tazza di caffè caldo.☕️

Buona giornata.

Quello che la vita ti offre è conforme alla tua emanazione.

Non abbiamo controllo dei nostri pensieri e sentimenti. Tante sono le dipendenze emozionali e i sequestri emotivi e analitici.
Spesso sprechiamo energie in pura perdita invece di economizzarle in vista di un lavoro importante e profondo.

Il lavoro è conoscersi e crescere in coscienza di sè, ricordarsi continuamente delle proprie priorità, e ridirigersi verso esse, ogni qualvolta è necessario.

Nel frattempo vivere, le relazioni, la musica, la natura, ma… in coscienza di sè.

Nel contempo abbracciare tutto di sè, ferite, lati ombra, paure e frustrazioni…. includere tutto e per questo disfarsi dell’immagine che vogliamo avere di noi.

Siamo quel che siamo, ad ogni istante cambiamo. E questa è l’unica cosa che non cambia.

Buongiorno!