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Flusso di Energia Vitale: sbloccare, seguire e sostenersi con Mindful Yoga Prana Flow

Lo yoga che propongo è uno yoga in movimento, talvolta sembra una danza. Mindful Yoga Prana Flow riscopre il piacere di avere un corpo, rimuovendo ciò che lo irrigidisce.

Alexander Lowen, padre della bioenergetica nel suo libro “La spiritualità del corpo”, scrive: “Il piacere fisico deriva da qualsiasi attività che svolgiamo con grazia. Se concentriamo tutta l’attenzione sul conseguimento dell’obiettivo, sacrifichiamo il piacere che deriva dal muoverci verso di esso”.

Nello Yoga l’asana allineata e tenuta è l’obiettivo, ma c’è tutto un mondo che si rivela nell’entrare nell’asana, nel muoverci con l’espansione e la contrazione del respiro verso la posa. In questo viaggio, possiamo scoprire e sentire molto su noi stessi, conoscerci, accoglierci e illuminare il .corpo e la mente con la luce della nostra presenza consapevole (mindfulness).

Oggi viviamo in una struttura sociale in cui c’è un eccesso di rigidità, sotto forma di: competizione, politica del guadagno, materialismo… questo blocca l’energia vitale che ci pervade e che deve fluire, perchè questo è ciò che l’energia fa naturalmente… scorre; ma talvolta blocchi energetici che diventano corazze muscolari, o riduzioni forti del flusso respiratorio impediscono questo fluire e il trattenimento di un corpo teso… diventa disagio, dolore, contrattura e se trascurato malattia.

Gioia, Grazia e Amore sono nostre qualità essenziali, di tanto in tanto oscurate dal pensiero automatico/giudicante e da interpretazioni della realtà filtrate dalle nostre credenze e paure.

Durante la pratica di Mindful Yoga Prana Flow ci facciamo una bella doccia energetica e rimuoviamo un po’ di ciò che non siamo, per contattare la nostra LUCE.

Vi aspetto.

Iris Gioia Deva Rajani.

Abitudine: un abito che non riesci più a togliere.

 

                Ti è capitato di vivere un’abitudine particolarmente difficile da abbandonare? A livello neuro scientifico stiamo parlando di un automatismo, un circuito neuro chimico che non necessita del nostro discernimento del momento, per gestire un’azione o comportamento con successo, vediamo alcuni esempi:

  • dai più innocui e utili: respirare, guidare, comporre un numero di telefono, andare in bicicletta, banalmente camminare….
  • a quelli un po’ più subdoli e nascosti, l’abitudine a scusarsi, a spiegare, ad interrompere, a programmare cosa dire mentre l’altro ancora ci sta parlando,
  • alle vere e proprie dipendenze: fumo, alcool, cibo, sesso, interazioni sui social.
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Abituarsi alla stessa realtà

Neurochimicamente succede questo: il comportamento si è ripetuto nel tempo, attivando nel cervello intere porzioni di reti sinaptiche, totalmente dedicate a quel comportamento o ambiente, e ogni volta che la ripetiamo, questa rete neurale diviene sempre più forte ed automatica. Nel caso delle dipendenze o abitudini consolidate il problema è  la sensazione che scaturisce da il gesto, il comportamento, la persona o gruppo. Quando diventa sensazione, la “palla” passa al corpo che letteralmente si nutre di sostanze endogene, (cioè prodotte dal corpo stesso), neurotrasmettitori molto potenti: per dirne alcune adrenalina o noradrenalina come eccitanti e stimolanti, serotonina , dopamina, endorfine e ossitocina: il quartetto magico della felicità, come sedativi, oppiacei ed euforizzanti.

In pratica dentro di te c’è un pusher ben fornito. (^___^)

Partiamo dall’Etimologia, perchè è curioso:

Abitare, abito (vestito),  ed abitudine, hanno radici etimologiche molto simili, e rispettivamente: habere=avere, habitu(m)=caratteristica esteriore, habitus=modo di essere.

Ovvero la triste storia di come CIO CHE HAI, finisce per diventare CIO’ CHE SEI, attraverso il tunnel di CIO’ CHE MOSTRI FUORI, e del plauso che ne ricevi, e senza di questo “CIO'” tu non sai più chi sei, ti sembra di non esistere, pertanto sei letteralmente Abitato (posseduto) da qualcosa che ti si incolla addosso, come un Abito stretto, e si compie come Abitudine.

E addio alla spontaneità.

Ora io lo trovo un po’ drammatico e credo valga la pena di stimolare una riflessione a riguardo. Stiamo parlando di dipendenza. Di coazione a ripetere. Di schemi ciclici di comportamento. Di impossibilità di cambiare ed evolvere.

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La prigione è dentro

E ora le buone notizie:

l’Abitudine che ti Abita e che indossi come un Abito stretto… si può scardinare, ti giuro che si può, tuttavia il percorso è individuale, dipende dalla tua storia, o meglio dalla storia che credi essere tua.

Intanto comincia a prestare attenzione a ciò che scegli veramente.

Buon cammino.

Iris Gioia Deva Rajani

 

 

 

 

 

 

 

Non ci sarebbe vita senza stress. Come la Presenza ci permette di coglierne i vantaggi.

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Eustress: quella forza e determinazione che ci sostiene nel superamento degli ostacoli e al miglioramento e alla crescita.

Come spesso accade mi ritrovo a scrivere riguardo a ciò che tende a rimaner celato dietro al telo pesante del pensiero collettivo e della propaganda mediatica. Vorrei quindi spezzare una lancia a favore del famigerato STRESS.

Oggi si fa un enorme parlare di stress: stress bioenergetico, fisico, ossidativo, psicoenergetico, correlato…… etc…

Recentemente ho notato che ci sono situazioni in cui lo stress non solo non è così dannoso, ma è persino utile e necessario alla vita e al progresso personale.

Partiamo dalla base: definiamo stress. Lo stress è la risposta psico fisica di un’organismo  alle sollecitazioni dell’ ambiente, alla vita che accade. Premettendo questa semplice definizione, possiamo dire che due situazioni completamente diverse quali per esempio il manager che è fortemente in ritardo ad un appuntamento importante e si vede rubare il parcheggio sotto il naso, e il masai che deve “relazionarsi” con un branco di iene, nel cuore della notte, per proteggere il suo gregge, possano generare la stessa risposta, in termini di ansia, angoscia, produzione di adrenalina e noradrenalina, alterazioni dell’equilibrio interno a livello endocrino e immunitario.

Invece no, non necessariamente, è molto facile che il manager debba prendere il malox per digerire il pranzo e litighi con la moglie al suo rientro in casa, e che il masai torni a dormire non appena sventato il pericolo, o in mancanza di reali risorse, semplicemente non si alzi nemmeno dal letto.

Questo ci induce ad una riflessione molto semplice: l’attitudine cambia l’esperienza.

L’attitudine è condizionata da credenze, imprinting, pensiero collettivo, considerazione di sè, pensiero discorsivo, pensiero proattivo, pensiero strategico, pensiero, pensiero e ancora pensiero…….

Che fare?

Aggiungiamo un piccolo tassello alla definizione di cui sopra: lo stress è la risposta psico fisica dell’organismo alle sollecitazioni dell’ambiente e può dividersi in due connotazioni, Distress: nel caso in cui non abbiamo le risorse per far fronte a ciò che l’ambiente ci “porta”, quindi la sfida supera la risorsa,  Eustress abbiamo tutte le risorse necessarie per far fronte alla situazione contingente, percui la risorsa è commisurata alla sfida.

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Distress: non abbiamo le risorse necessarie per far fronte alla situazione.

Distress porta con se angoscia, ansia, disagio… e nei casi più gravi panico, e indebolimento del sistema immunitario

Eustress ci da quella spinta ad attivare le nostre risposte migliori in quell’esatto momento per far fronte al meglio alla situazione, portandoci quindi a crescere, evolvendo attraverso una nuova esperienza.

A questo punto la domanda è d’obbligo: come faccio ad avere le risorse giuste, al momento giusto, perfette per la situazione. Può infatti capitare… di non essere preparati, di non aver previsto, di non essersi predisposti… una possibile risposta è nel prefisso “pre-“!!!

Mi auguro di non sembrare troppo new age, elencando questi semplici assunti, frutto della mia esperienza diretta:

  • Se una sfida bussa alla nostra porta è perchè abbiamo tutte le risorse per vincerla o perchè perdendola abbiamo una lezione da imparare.
  • Abbiamo tutte le risorse che ci servono proprio al momento giusto, non un attimo prima, non un attimo dopo, ma solo nel “qui ed ora” in cui l’esperienza si compie.
  • Quando siamo molto impegnati a pre-vedere, pre-occuparci, pre-pararci etc…. semplicemente non siamo lì, non ci troviamo a livello cosciente nel momento appropriato per cogliere la risorsa.

Questo non vuol dire non prepararsi per un esame importante: vuol dire dare il meglio di sè nello studio, ma una volta chiuso il libro, lasciar andare il pensiero e connettersi alla vita che accade, fiduciosi, sapendo che nel presente si avrà accesso a ciò che serve. E’ da sperimentare, serve allenamento perchè la tendenza a preoccuparsi è forte ed ha radici profonde nella cultura consumistica e regolata dal vantaggio che dilaga in occidente.

Ecco perchè un allenamento costante alla connessione col presente, unito a Mindfulness, Meditazione, Bioenergetica, può nutrire un attitudine di Presenza, liberando l’organismo dal distress pregresso ed accumulato, e portandolo ad una maggiore connessione con l’unico momento e spazio in cui può accedere alle risorse giuste per cogliere il vantaggio dell’eustress, scegliendo consapevolmente il da farsi.

Nel Counseling Olistico accompagniamo la persona a riappropriarsi di questa facoltà innata: stare nel qui e ora, affidarsi, restare aperti e curiosi, senza giudizio o pre-giudizio.

Il nostro presente è il miglior rifugio.

Buon Cammino

Iris Gioia A. Le Piane – Deva Rajani –

 

 

Fare pace col tempo: l’Adesso.

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L’Adesso è fuggente, non appena ne parliamo già non è più, inafferrabile, impossibile da trattenere o da conservare, eppure è l’unica cosa che abbiamo.

Potremmo pensare che una giornata è composta da un susseguirsi di Adesso. Ma ad uno sguardo più attento questo momento è l’unico momento che abbiamo. Non ve ne sono altri. Temo pertanto che l’adesso oggetto di anticipazione o di memoria sia solo un’astrazione della mente. Adesso non è dopo e non è prima.

L’Adesso è sempre. E’ SEMPRE ADESSO.

Quando ci sentiamo a disagio, inevitabilmente stiamo “litigando” con l’Adesso, di base non lo stiamo accettando e siamo riluttanti ad accoglierlo per quello che è. Investiamo in qualcosa che non esiste (il futuro), al fine di cambiare il presente, conformandone il contenuto alle nostre aspirazioni e prendiamo a considerarlo un nemico. Ugualmente tanto più restiamo ancorati al contenuto di un adesso che non è più, tanto più l’unico vero Adesso che abbiamo ci risulterà avverso e non lo accetteremo.

Ed eccoci schiavi del Tempo. Ed eccoci intrappolati nella mente. Ed eccoci assenti al presente.

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Un unico ostacolo alla tua felicità.

È molto semplice.

Il primo e unico ostacolo che hai alla gioia, all’amore e alla felicità, qual’è?

Cosa accomuna tutte le sofferenze più lancinanti che un essere umano può provare?

La perdita di un figlio, di un genitore, la morte in generale, il distacco, la partenza, la fine di un amore, di un matrimonio, perdere qualcosa definitivamente.

La radice di tutti i dolori del mondo è una sola e si chiama SEPARAZIONE.

Anche il neonato, nascendo, sperimenta la separazione dalla madre, dal senso di Uno, e ci metterà una vita a guarirlo…. se va bene.

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Non possiamo bagnarci due volte nello stesso fiume.

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Eh sì! Sembra proprio essere questo il nocciolo della questione, il fulcro dell’intera faccenda della sofferenza e dell’attaccamento.

Imparare a riconoscere il continuo fluire e divenire delle cose…. consentire alle cose di evolvere secondo una legge universale e un disegno cosmico che ci è sconosciuto. Ammettere che esiste l’in-conosciuto e vivere il mistero. Consentire alle cose, in particolar modo, quelle che ci portano piacere, di terminare secondo il naturale movimento della vita.

Serve un po’ di disciplina. Disciplina nell’osservare.

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Attenzione: Passato e Futuro

Interessantissimo video a cura di Susan Kaiser GreenLand. Susan utilizza una mela per spiegare a bambini ed adolescenti che praticano Mindfulness come passato, presente e futuro siano in realtà indivisibili nella consapevolezza inclusiva del momento presente.

Prestare attenzione al presente così com’è vuol dire chiudere fuori passato o futuro?

Impossibile!

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