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Donare per Crescere

Questa settimana altro appuntamento con le dirette del Centro San Clemente.

Donare per Crescere, il programma di dirette YouTube a sostegno della raccolta fondi aiutiAMObrescia 🎁

Quando?
Mercoledì 22 aprile, alle ore 17,30

La Mindfulness è uno strumento valido e prezioso per affrontare il periodo in cui ci troviamo, gestendo paura, depressione e aggressività, tutte emozioni giustificate in questo momento, ma che se non gestite possono indebolire noi e il nostro organismo.

#DonarePerCrescere, in collaborazione con @CentroSanClemente.
Iniziativa di condivisione e sostegno della raccolta fondi del #GiornalediBrescia, e della Fondazione aiutiAMObrescia. A favore del sistema sanitario bresciano.
Gioia Iris Deva Rajani

 

Diretta Mindfulness 15 Aprile 2020

Mai come ora è necessario allenare e fortificare il muscolo della consapevolezza.

Ci troviamo ad affrontare un cambiamento profondo, e con esso tutta la resistenza al cambiamento.

Vecchi paradigmi non reggono più, ci è richiesto dalla vita stessa di andare oltre, oltre noi stessi, la nostra storia, il nostro nome, le nostre certezze.

È fondamentale non smarrirsi nella paura e nella frustrazione derivante dal senso di disorientamento ed impotenza.

Mindfulness e Heartfulness, non sono mai state utili e finanche indispensabili come adesso.

Diretta you tube oggi, ore 17.30.

Link di accesso

https://youtu.be/rM088JFzWpQ

Gioia Iris Deva Rajani

Flusso di Energia Vitale: sbloccare, seguire e sostenersi con Mindful Yoga Prana Flow

Lo yoga che propongo è uno yoga in movimento, talvolta sembra una danza. Mindful Yoga Prana Flow riscopre il piacere di avere un corpo, rimuovendo ciò che lo irrigidisce.

Alexander Lowen, padre della bioenergetica nel suo libro “La spiritualità del corpo”, scrive: “Il piacere fisico deriva da qualsiasi attività che svolgiamo con grazia. Se concentriamo tutta l’attenzione sul conseguimento dell’obiettivo, sacrifichiamo il piacere che deriva dal muoverci verso di esso”.

Nello Yoga l’asana allineata e tenuta è l’obiettivo, ma c’è tutto un mondo che si rivela nell’entrare nell’asana, nel muoverci con l’espansione e la contrazione del respiro verso la posa. In questo viaggio, possiamo scoprire e sentire molto su noi stessi, conoscerci, accoglierci e illuminare il .corpo e la mente con la luce della nostra presenza consapevole (mindfulness).

Oggi viviamo in una struttura sociale in cui c’è un eccesso di rigidità, sotto forma di: competizione, politica del guadagno, materialismo… questo blocca l’energia vitale che ci pervade e che deve fluire, perchè questo è ciò che l’energia fa naturalmente… scorre; ma talvolta blocchi energetici che diventano corazze muscolari, o riduzioni forti del flusso respiratorio impediscono questo fluire e il trattenimento di un corpo teso… diventa disagio, dolore, contrattura e se trascurato malattia.

Gioia, Grazia e Amore sono nostre qualità essenziali, di tanto in tanto oscurate dal pensiero automatico/giudicante e da interpretazioni della realtà filtrate dalle nostre credenze e paure.

Durante la pratica di Mindful Yoga Prana Flow ci facciamo una bella doccia energetica e rimuoviamo un po’ di ciò che non siamo, per contattare la nostra LUCE.

Vi aspetto.

Iris Gioia Deva Rajani.

Abitudine: un abito che non riesci più a togliere.

 

                Ti è capitato di vivere un’abitudine particolarmente difficile da abbandonare? A livello neuro scientifico stiamo parlando di un automatismo, un circuito neuro chimico che non necessita del nostro discernimento del momento, per gestire un’azione o comportamento con successo, vediamo alcuni esempi:

  • dai più innocui e utili: respirare, guidare, comporre un numero di telefono, andare in bicicletta, banalmente camminare….
  • a quelli un po’ più subdoli e nascosti, l’abitudine a scusarsi, a spiegare, ad interrompere, a programmare cosa dire mentre l’altro ancora ci sta parlando,
  • alle vere e proprie dipendenze: fumo, alcool, cibo, sesso, interazioni sui social.

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Abituarsi alla stessa realtà

Neurochimicamente succede questo: il comportamento si è ripetuto nel tempo, attivando nel cervello intere porzioni di reti sinaptiche, totalmente dedicate a quel comportamento o ambiente, e ogni volta che la ripetiamo, questa rete neurale diviene sempre più forte ed automatica. Nel caso delle dipendenze o abitudini consolidate il problema è  la sensazione che scaturisce da il gesto, il comportamento, la persona o gruppo. Quando diventa sensazione, la “palla” passa al corpo che letteralmente si nutre di sostanze endogene, (cioè prodotte dal corpo stesso), neurotrasmettitori molto potenti: per dirne alcune adrenalina o noradrenalina come eccitanti e stimolanti, serotonina , dopamina, endorfine e ossitocina: il quartetto magico della felicità, come sedativi, oppiacei ed euforizzanti.

In pratica dentro di te c’è un pusher ben fornito. (^___^)

Partiamo dall’Etimologia, perchè è curioso:

Abitare, abito (vestito),  ed abitudine, hanno radici etimologiche molto simili, e rispettivamente: habere=avere, habitu(m)=caratteristica esteriore, habitus=modo di essere.

Ovvero la triste storia di come CIO CHE HAI, finisce per diventare CIO’ CHE SEI, attraverso il tunnel di CIO’ CHE MOSTRI FUORI, e del plauso che ne ricevi, e senza di questo “CIO'” tu non sai più chi sei, ti sembra di non esistere, pertanto sei letteralmente Abitato (posseduto) da qualcosa che ti si incolla addosso, come un Abito stretto, e si compie come Abitudine.

E addio alla spontaneità.

Ora io lo trovo un po’ drammatico e credo valga la pena di stimolare una riflessione a riguardo. Stiamo parlando di dipendenza. Di coazione a ripetere. Di schemi ciclici di comportamento. Di impossibilità di cambiare ed evolvere.

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La prigione è dentro

E ora le buone notizie:

l’Abitudine che ti Abita e che indossi come un Abito stretto… si può scardinare, ti giuro che si può, tuttavia il percorso è individuale, dipende dalla tua storia, o meglio dalla storia che credi essere tua.

Intanto comincia a prestare attenzione a ciò che scegli veramente.

Buon cammino.

Iris Gioia Deva Rajani

 

 

 

 

 

 

 

Non ci sarebbe vita senza stress. Come la Presenza ci permette di coglierne i vantaggi.

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Eustress: quella forza e determinazione che ci sostiene nel superamento degli ostacoli e al miglioramento e alla crescita.

Come spesso accade mi ritrovo a scrivere riguardo a ciò che tende a rimaner celato dietro al telo pesante del pensiero collettivo e della propaganda mediatica. Vorrei quindi spezzare una lancia a favore del famigerato STRESS.

Oggi si fa un enorme parlare di stress: stress bioenergetico, fisico, ossidativo, psicoenergetico, correlato…… etc…

Recentemente ho notato che ci sono situazioni in cui lo stress non solo non è così dannoso, ma è persino utile e necessario alla vita e al progresso personale.

Partiamo dalla base: definiamo stress. Lo stress è la risposta psico fisica di un’organismo  alle sollecitazioni dell’ ambiente, alla vita che accade. Premettendo questa semplice definizione, possiamo dire che due situazioni completamente diverse quali per esempio il manager che è fortemente in ritardo ad un appuntamento importante e si vede rubare il parcheggio sotto il naso, e il masai che deve “relazionarsi” con un branco di iene, nel cuore della notte, per proteggere il suo gregge, possano generare la stessa risposta, in termini di ansia, angoscia, produzione di adrenalina e noradrenalina, alterazioni dell’equilibrio interno a livello endocrino e immunitario.

Invece no, non necessariamente, è molto facile che il manager debba prendere il malox per digerire il pranzo e litighi con la moglie al suo rientro in casa, e che il masai torni a dormire non appena sventato il pericolo, o in mancanza di reali risorse, semplicemente non si alzi nemmeno dal letto.

Questo ci induce ad una riflessione molto semplice: l’attitudine cambia l’esperienza.

L’attitudine è condizionata da credenze, imprinting, pensiero collettivo, considerazione di sè, pensiero discorsivo, pensiero proattivo, pensiero strategico, pensiero, pensiero e ancora pensiero…….

Che fare?

Aggiungiamo un piccolo tassello alla definizione di cui sopra: lo stress è la risposta psico fisica dell’organismo alle sollecitazioni dell’ambiente e può dividersi in due connotazioni, Distress: nel caso in cui non abbiamo le risorse per far fronte a ciò che l’ambiente ci “porta”, quindi la sfida supera la risorsa,  Eustress abbiamo tutte le risorse necessarie per far fronte alla situazione contingente, percui la risorsa è commisurata alla sfida.

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Distress: non abbiamo le risorse necessarie per far fronte alla situazione.

Distress porta con se angoscia, ansia, disagio… e nei casi più gravi panico, e indebolimento del sistema immunitario

Eustress ci da quella spinta ad attivare le nostre risposte migliori in quell’esatto momento per far fronte al meglio alla situazione, portandoci quindi a crescere, evolvendo attraverso una nuova esperienza.

A questo punto la domanda è d’obbligo: come faccio ad avere le risorse giuste, al momento giusto, perfette per la situazione. Può infatti capitare… di non essere preparati, di non aver previsto, di non essersi predisposti… una possibile risposta è nel prefisso “pre-“!!!

Mi auguro di non sembrare troppo new age, elencando questi semplici assunti, frutto della mia esperienza diretta:

  • Se una sfida bussa alla nostra porta è perchè abbiamo tutte le risorse per vincerla o perchè perdendola abbiamo una lezione da imparare.
  • Abbiamo tutte le risorse che ci servono proprio al momento giusto, non un attimo prima, non un attimo dopo, ma solo nel “qui ed ora” in cui l’esperienza si compie.
  • Quando siamo molto impegnati a pre-vedere, pre-occuparci, pre-pararci etc…. semplicemente non siamo lì, non ci troviamo a livello cosciente nel momento appropriato per cogliere la risorsa.

Questo non vuol dire non prepararsi per un esame importante: vuol dire dare il meglio di sè nello studio, ma una volta chiuso il libro, lasciar andare il pensiero e connettersi alla vita che accade, fiduciosi, sapendo che nel presente si avrà accesso a ciò che serve. E’ da sperimentare, serve allenamento perchè la tendenza a preoccuparsi è forte ed ha radici profonde nella cultura consumistica e regolata dal vantaggio che dilaga in occidente.

Ecco perchè un allenamento costante alla connessione col presente, unito a Mindfulness, Meditazione, Bioenergetica, può nutrire un attitudine di Presenza, liberando l’organismo dal distress pregresso ed accumulato, e portandolo ad una maggiore connessione con l’unico momento e spazio in cui può accedere alle risorse giuste per cogliere il vantaggio dell’eustress, scegliendo consapevolmente il da farsi.

Nel Counseling Olistico accompagniamo la persona a riappropriarsi di questa facoltà innata: stare nel qui e ora, affidarsi, restare aperti e curiosi, senza giudizio o pre-giudizio.

Il nostro presente è il miglior rifugio.

Buon Cammino

Iris Gioia A. Le Piane – Deva Rajani –

 

 

Fare pace col tempo: l’Adesso.

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L’Adesso è fuggente, non appena ne parliamo già non è più, inafferrabile, impossibile da trattenere o da conservare, eppure è l’unica cosa che abbiamo.

Potremmo pensare che una giornata è composta da un susseguirsi di Adesso. Ma ad uno sguardo più attento questo momento è l’unico momento che abbiamo. Non ve ne sono altri. Temo pertanto che l’adesso oggetto di anticipazione o di memoria sia solo un’astrazione della mente. Adesso non è dopo e non è prima.

L’Adesso è sempre. E’ SEMPRE ADESSO.

Quando ci sentiamo a disagio, inevitabilmente stiamo “litigando” con l’Adesso, di base non lo stiamo accettando e siamo riluttanti ad accoglierlo per quello che è. Investiamo in qualcosa che non esiste (il futuro), al fine di cambiare il presente, conformandone il contenuto alle nostre aspirazioni e prendiamo a considerarlo un nemico. Ugualmente tanto più restiamo ancorati al contenuto di un adesso che non è più, tanto più l’unico vero Adesso che abbiamo ci risulterà avverso e non lo accetteremo.

Ed eccoci schiavi del Tempo. Ed eccoci intrappolati nella mente. Ed eccoci assenti al presente.

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Un unico ostacolo alla tua felicità.

È molto semplice.

Il primo e unico ostacolo che hai alla gioia, all’amore e alla felicità, qual’è?

Cosa accomuna tutte le sofferenze più lancinanti che un essere umano può provare?

La perdita di un figlio, di un genitore, la morte in generale, il distacco, la partenza, la fine di un amore, di un matrimonio, perdere qualcosa definitivamente.

La radice di tutti i dolori del mondo è una sola e si chiama SEPARAZIONE.

Anche il neonato, nascendo, sperimenta la separazione dalla madre, dal senso di Uno, e ci metterà una vita a guarirlo…. se va bene.

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Non possiamo bagnarci due volte nello stesso fiume.

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Eh sì! Sembra proprio essere questo il nocciolo della questione, il fulcro dell’intera faccenda della sofferenza e dell’attaccamento.

Imparare a riconoscere il continuo fluire e divenire delle cose…. consentire alle cose di evolvere secondo una legge universale e un disegno cosmico che ci è sconosciuto. Ammettere che esiste l’in-conosciuto e vivere il mistero. Consentire alle cose, in particolar modo, quelle che ci portano piacere, di terminare secondo il naturale movimento della vita.

Serve un po’ di disciplina. Disciplina nell’osservare.

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Attenzione: Passato e Futuro

Interessantissimo video a cura di Susan Kaiser GreenLand. Susan utilizza una mela per spiegare a bambini ed adolescenti che praticano Mindfulness come passato, presente e futuro siano in realtà indivisibili nella consapevolezza inclusiva del momento presente.

Prestare attenzione al presente così com’è vuol dire chiudere fuori passato o futuro?

Impossibile!

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La maschera

Mindfulness è dissolvere la maschera e riscoprire l’autentico volto.

Un antico Koan chiede “qual’era il tuo volto originale prima che i tuoi genitori nascessero?”. Il koan è una domanda illogica che scuote le credenze e i condizionamenti per proporre un’apertura che si spinga oltre la mente e le sue costruzioni, scardina i presupposti e offre una possibilità di risveglio.

Qual è il vero volto?

Ci è stato insegnato fin da piccolissimi a non essere autentici.

Crescendo avviene nell’essere umano una sorta di frammentazione ed oblio; gradualmente via via che si delinea la divisione tra gli atteggiamenti opportuni ed accettabili e quelli riprovevoli o non adeguati all’ambiente, inizia il pensiero dualistico, dicotomico e lineare a discapito della visione d’insieme.

La persona, il bambino, comincia automaticamente a seppellire ciò che non va in lui, che non funziona nel mondo circostante e a mostrare ciò che può destare accettazione e plauso.

Ogni volta che ci concentriamo su “come dovrebbe essere” perdiamo il contatto con ciò che è, inevitabilmente qualcosa  viene dimenticato, obnubilato e la nostra consapevolezza si  assottiglia.

Trattasi di una ricerca non già di ciò che si è ma di ciò che la struttura sociale si aspetta tu sia. E’ questione di sopravvivenza.

La meditazione praticata costantemente e con integrità può essere molto utile e vediamo come, trattando brevemente i sette pilastri della pratica meditativa:

  • Non Giudizio
  • Pazienza
  • Mente del Principiante
  • Fiducia
  • Non cercare risultati
  • Accettazione
  • Lasciar Andare

Praticando il Non giudizio andiamo ad osservare il Critico Interiore e il Giudice, due facce della stessa energia: da un lato ci ricordano pedissequamente tutto ciò che non funziona in noi, dall’altro sono pronti a svalutare gli altri per farci guadagnare qualche punto ed elevarci a migliori. Il Critico/Giudice è un coach malefico che ci incalza continuamente a nascondere il nostro vero volto e a offrire la maschera sicura, quella che negli anni si è dimostrata la più funzionale, lo fa per metterci al sicuro; l’intenzione è buona, per questo non va combattuto ma integrato, l’integrazione avviene quando si ha la volontà di vedere ed accogliere ciò che c’è.

La Pazienza  è di per sé saggezza. Nasce dalla comprensione e dall’accettazione che le cose hanno un loro tempo e un loro modo per manifestarsi, la pazienza non forza, non induce e sicuramente non costringe a nascondere o a mentire. Nella pratica di consapevolezza coltiviamo la pazienza nei confronti del nostro corpo e della nostra mente ricordandoci che non c’è bisogno di irritarci se il primo duole e la seconda è irrequieta. Matura benevolenza nei confronti di noi stessi e dei nostri limiti.

Nella Mente del Principiante ci sono infinite possibilità e assenza di aspettative. Questa è l’attitudine fanciullesca. Il bambino interiore: giocoso, curioso e puro. La mente del principiante è sempre nel qui e nell’adesso, tutte le informazioni che possiede si applicano al passato ma non sono trascinabili ad oggi, perché questo momento non è mai avvenuto prima. Coltivando una mente da principiante andiamo ad abbandonare antiche credenze e notiamo eventualmente l’automatismo della mente discorsiva a servirsene per valutare il presente e i suoi significati, anziché riceverlo così com’è.

Quando c’è  Felt-sense (il senso del sentire), la connessione con la propria intuizione, la facoltà di dare un nome alle proprie emozioni e sensazioni, allora stiamo coltivando la Fiducia. Le maschere che più spesso indossiamo sono i volti dei vincenti, di coloro che “ce l’hanno fatta”, indossare la pelle di un altro non è mai un buon affare per svariati motivi; si vive con l’incubo che il nostro bluff venga scoperto, non potremmo mai realizzare l’autocoscienza perché siamo fuori centro e non per ultimo recidiamo il NOSTRO sentire, ed e solo tramite la nostra sofferenza che avviene la trasformazione e la crescita evolutiva. Con la pratica affiniamo l’intenzione di investigare e di scoprire il nostro mondo, e nella fiducia troviamo rifugio.

La pratica  di consapevolezza è l’unica attività al mondo che non ha un obbiettivo. Non esiste un criterio secondo cui definirla buona o cattiva pratica, noi lasciamo che ciò che si manifesta nel reale venga accolto nella coscienza, con piena presenza e a cuore aperto. Non cerchiamo risultati, ma con un’attenzione non selettiva riceviamo ciò che è, così com’è. Riceviamo quindi ciò che siamo, così come siamo…. con le nostre brutture e le nostre pulsioni poco virtuose, e questo unitamente al non giudizio ci consente di scoprire gradualmente, a poco a poco il nostro vero volto.

Accettazione è il terreno che è mancato ai nostri piccoli piedini di bimbo quando abbiamo deciso che era il caso di essere qualcun altro per essere amati. Non si tratta di rinunciare a migliorare o di prendere passivamente tutto ciò che la vita pone. Al contrario è un’attitudine positiva di prendere il reale così com’è nel presente, fare amicizia, accoglierlo con pazienza e compassione, ricevere se stessi e gli altri: accettare di avere la febbre, accettare di sentire gelosia, paura, fastidio, accettare il cliente burbero o il collaboratore al quale devi ripetutamente spiegare la medesima cosa, accogliere la realtà e non aggiungere altro. L’accettazione prepara il terreno alle buone idee e consente risposte pro positive alle sfide dell’ambiente. Infine scioglie completamente il presupposto che sottende alla costruzione di una maschera.

Il controllo è un’illusione. Il nostro respiro appartiene alla natura, il nostro corpo appartiene alla vita. Ci sono cose che possiamo gestire, altre che sono evidentemente non subordinate al nostro controllo  e che ci alleniamo, con la pratica meditativa, a Lasciare Andare. In occidente questo aspetto è  particolarmente difficoltoso per via dell’attaccamento e l’identificazione con le cose materiali.                                                                                                       In oriente si usa uno stratagemma curioso per catturare una scimmia: si fa un piccolo buco, sufficiente per far passare la mano della scimmia, in una noce di cocco che poi si fissa alla base di un albero, dentro si pone una banana, la scimmia scende dall’albero, la sua mano aperta entra nel buco ed afferra la banana, ma ora il suo pugno stretto intorno alla banana è troppo grosso per uscire da buco, alla scimmia basterebbe lasciare andare la banana e sarebbe libera in un attimo. La maggior parte delle scimmie non è disposta a farlo. Analogamente nella pratica scopriamo di non permettere alle sensazioni, pensieri ed emozioni di dissiparsi naturalmente, il nostro attaccamento è la nostra trappola. Nessuna maschera potrà mai cadere se non la lasciamo andare.

Infine, è utile sapere che le maschere, le personalità posticce e il Critico/Giudice detestano il silenzio, nella Meditazione si agiteranno a tal punto che se il praticante sarà vigile non potrà non individuarle e con l’energia della consapevolezza indebolirne i condizionamenti, respiro dopo respiro.

Vale la pena di conoscersi veramente, mi sembrerebbe un’occasione sprecata non farlo.

Naturalmente ci vuole coraggio e una certa dose di costanza e disciplina. Verrà voglia di fuggire, di smettere, di fare altro e spesso starcene lì seduti immobili per 20 o 40 minuti ci sembrerà tempo perso… ma credetemi, lo dico con tutto il mio cuore: è una rinascita.

Buon Cammino.

Namastè.

Iris