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Il linguaggio del corpo, una voce spesso inascoltata.

Il corpo parla, inequivocabilmente, senza mentire, senza le infrastrutture adattive della mente, senza “se” e senza “ma”.

In una cultura dell’inibizione e risoluzione del sintomo, ci ritroviamo spesso in conflitto con lui e la sua voce inascoltata, tende ad aumentare in volume e intensità.http3a2f2fmedia-pinkblog-it2f22f2e02fmal-di-schiena-e-colite

Paura e insicurezze irrigidiscono pancia e intestino.

Una profonda tristezza e rassegnazione sul ricevere amore e attenzioni bloccano il respiro e atrofizzano i polmoni.

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La spinta eccessiva alla performance senza concederci di essere arrabbiati, tristi, o semplicemente stanchi, bloccano la schiena.

Arterie indurite e sclerotizzate, urlano silenziosamente il bisogno di una carezza e una parola gentile.

La rassegnazione emotiva e una silente disperazione sono il terreno nel quale cresce il cancro.

Tutto questo a livello energetico se vogliamo avere una visione olistica dell’essere umano e non meccanicistica delle sue componenti fisiche. Quando lo stress esistenziale diventa insopportabile, quando per troppo tempo non abbiamo visto, riconosciuto e accolto i messaggi dell’anima, accade che il corpo, stanco, consuma tutta la sua energia in anni di repressione della nostra verità, e le “difese” crollano.

Sentire, conoscersi e riconoscersi.

Cominciamo a farci questo dono, non deleghiamo, il sentire non possiamo delegarlo, siamo i primi responsabili del nostro equilibrio, benessere e salute.

Abbi cura di TE.

Iris Gioia Deva Rajani

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Quando dimentichi te stesso e ti sciogli nell’altro.

Vorrei partire dalla premessa che non è sbagliato essere ipersensibili, super empatici, emotivamente generosi e ultra disponibili.

Se……

Lo sei prima con te stesso.

Chieditelo, fatti un auto test…. “da 0 a 10 quanto sono sensibile ai miei bisogni? quanto sono empatico verso il mio sentire? Quanto tempo ed occasioni di benessere mi dedico?”

Il modo migliore per amare l’altro ed esserci per lui/lei, è, prima di ogni cosa, esserci per sè, nella propria vita, nella propria pelle, nella propria esperienza.

Quando trascuriamo di fare esperienza autentica di noi stessi creiamo inevitabilmente un vuoto. Un buco interiore. Per esperienza autentica intendo conoscere la propria luce quanto la propria ombra, la propria forza quanto la propria vulnerabilità. Per fare esperienza totale e autentica di noi stessi, è necessaria la rinuncia.

A cosa?

All’immagine che abbiamo e che vogliamo presentare di noi.

Questa immagine è il buco camuffato che devia e rimbalza l’autentica esperienza di sè.

Senza questa autenticità non ci sono reali connessioni, ma solo giochi politici. “Tu mi servi perché in qualche modo alimenti e ingrassi l’immagine che ho e che presento di me. Io faccio lo stesso per te.” Questo non è amore, è trading.

Allora accade che, quando per qualche motivo, (e ve ne sono diversi e frequenti), non riusciamo a reggere il teatrino dell’immagine, veniamo meno al contratto e l’altro ci ferisce, o ci scarta, o perde interesse e presenza. Come accade nelle relazioni tossiche tenute insieme per approvvigionamento narcisistico.

Il narcisista è un buco nero che brama e ruba letteralmente l’energia all’altro, per suo proprio nutrimento, “suo” dell’immagine, dell’ego,

Io credo che finché non ci guardiamo veramente dentro, non guardiamo il vuoto, la ferita, le paure e il senso di inadeguatezza, (e ognuno c’ha le sue….. ) finché non prendiamo questa decisione e non la perseguiamo con disciplina e rispetto e amore per se stessi, allora siamo tutti un po’ narcisisti, e proiettando sull’altro la soddisfazione dei nostri vuoti, alimentiamo quel buco camuffato che si chiama ego.

Io personalmente, peferisco amare ed essere amata autenticamente, piuttosto che fare bella figura.

Iris Gioia Deva Rajani

Dipendenza Affettiva? L’inferno dentro e fuori.


La dipendenza Affettiva al pari di qualsiasi altra dipendenza e/o tossicità, si verifica quando abbiamo consegnato il nostro potere a qualcuno o a qualcosa al di fuori di noi.

Naturalmente la vita è relazione, e la felicità è più saporita se condivisa, ma siamo sicuri che ciò che ci muove verso l’altro sia la gioia traboccante e non un bisogno narcisistico?

Io per prima non ne sono certa.

Al pari di ognuno su questa terra ho le mie ferite, e non di tutt’e me ne sono presa piena responsabilità, sono una donna in cammino, a volte inciampo, ma mi rialzo sempre una volta in più.

Le ferite del passato, soprattutto quelle di cui ignoriamo l’esistenza e che ancora sono aperte, ci conducono inevitabilmente alla compulsiva ricerca di qualcuno, spesso un partner, che le possa guarire, o inconsciamente che le faccia bruciare ancor di più.

Questo ci rende affamati, dipendenti, bisognosi….. e arrabbiati quando l’altro tradisce le nostre narcisistiche pretese.

Ci sono due notizie a riguardo, una buona e una cattiva.

Notizia buona: le ferite si possono guarire solo da dentro.

Notizia cattiva: le ferite si possono guarire solo da dentro.

😉

Questo richiede un lavoro su di sè, guidato amorevolmente e con empatia, attraverso le dinamiche del passato irrisolte e non ancora accettate e comprese dal cuore compassionevole che batte nel petto di ognuno.

Siamo umani, possiamo sbagliarci. Sempre perché siamo umani possiamo comprendere, perdonare e integrare il nostro passato.

Avremmo così relazioni sane e non giochi di potere tra narcisisti e co-dipendenti, che poi finiscono inevitabilmente per scambiarsi di ruolo.

Parleremo di questo nel gruppo di incontro di Mercoledì 25 Ottobre.

Dentro di te, c’è tutto ciò che ti serve, ma se stai guardando fuori, non lo puoi vedere.

Stai con te.

Iris Gioia

L’attenzione è Amore in Azione

 

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Meravigliosa testimonianza nell’intervista a  Florian Schlosser.

Ho avuto i brividi per tutti i 16 minuti.

Comprendo che il risveglio è solo l’inizio dell’avventura.

Comprendo che oggi la coscienza collettiva ha bisogno di un’energia Yin, che chiama l’energia dolce e compassionevole di una Madre che si prende cura del figlio, si passa dalla rigidità alla morbidezza, si passa dal resistere e voler cambiare ciò che respingiamo, ad accoglierlo, abbracciarlo, dargli riconoscimento per integrarlo.

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