Immagini

Non possiamo bagnarci due volte nello stesso fiume.

panta-rhei-767x401

Eh sì! Sembra proprio essere questo il nocciolo della questione, il fulcro dell’intera faccenda della sofferenza e dell’attaccamento.

Imparare a riconoscere il continuo fluire e divenire delle cose…. consentire alle cose di evolvere secondo una legge universale e un disegno cosmico che ci è sconosciuto. Ammettere che esiste l’in-conosciuto e vivere il mistero. Consentire alle cose, in particolar modo, quelle che ci portano piacere, di terminare secondo il naturale movimento della vita.

Serve un po’ di disciplina. Disciplina nell’osservare.

Continua a leggere Non possiamo bagnarci due volte nello stesso fiume.

I TRE PILASTRI DELLA PRATICA

Il sentiero della pratica Buddhista ha tre aspetti fondamentali. Aspetti che costituiscono la pratica in sé; pertanto senza uno, gli altri non tendono a svilupparsi.

Sila.

Panna.

Samadhi.

Rispettivamente: Virtù (impegno morale), Saggezza, Concentrazione.

Sila ha a che fare con la condotta morale, un vivere basato sul NON creare, con azioni o parole, sofferenza a sé e agli altri. O quanto meno limitarla al massimo.

Cinque sono i precetti che il praticante laico è invitato a coltivare, sono regole di autodisciplina da applicare nella vita quotidiana:

1. Astenersi dall’uccidere o danneggiare qualunque creatura vivente

2. Astenersi dal prendere ciò che non ci è stato dato

3. Astenersi da una condotta sessuale irresponsabile

4. Astenersi da un linguaggio falso o offensivo

5. Astenersi dall’assumere bevande alcoliche e droghe.

Mantenendo la sfera delle nostre intenzioni e azioni il più pura possibile, oltre che evitare di produrre ulteriore Karma, prepareremo quel giardino calmo e compassionevole dove la saggezza potrà “accadere”.

Panna: saggezza.“Non fatevi guidare dalla tradizione, dalla consuetudine o dal sentito dire; dai testi sacri, dalla logica o dalla verosimiglianza, né dalla dialettica o dall’inclinazione per una teoria. Non fatevi convincere dall’apparente intelligenza di qualcuno o dal rispetto per un maestro… Quando capite da voi stessi che cosa è falso, stolto e cattivo, vedendo che porta danno e sofferenza, abbandonatelo … E quando capite da voi stessi che cosa è giusto … coltivatelo"  Buddha

La saggezza buddhista si interessa piuttosto di quegli aspetti dell’esistenza che sono direttamente osservabili, e che non implicano l’adesione a un credo. Gli insegnamenti vanno verificati alla luce dell’esperienza personale. I modi di esprimere la verità possono variare a seconda delle persone. Ciò che veramente conta è la validità dell’esperienza, e se tale esperienza conduce a un modo di vivere più saggio e compassionevole.

Ovviamente per fare ciò occorre una mente vigile che conosce se stessa e che pratica la retta visione. Da qui l’importanza di …….

Samadhi: Sedersi in silenzio prestando attenzione al respiro porta, col tempo, allo sviluppo di chiarezza e calma. In questo stato mentale è possibile discernere più chiaramente tensioni, aspettative e umori abituali, e scioglierli con l’esercizio di un’investigazione delicata e al tempo stesso penetrante.

Il Buddha ha insegnato che è possibile sostenere la meditazione nel corso dell’attività quotidiana, e non solo quando si siede immobili in un certo luogo. Si può portare l’attenzione sul movimento del corpo, sulle sensazioni fisiche o sul flusso di pensieri e sentimenti che si avvicendano nella mente. Questa attenzione dinamica si definisce ‘presenza mentale’, o consapevolezza.

Pertanto non si tratta soltanto di sedersi su un cuscino in un luogo silenzioso. La pratica è ovunque e sempre. Si pratica quando non si reagisce ad un insulto, quando si sceglie di rinunciare alla parola sprezzante, quando ci si astiene dal giudizio, quando si ha rispetto per la vita e la proprietà altrui, quando si preserva la propria lucidità, quando si sceglie di connettersi con la propria esperienza diretta, quando si riconosce, si accetta, si investiga e si lascia andare.

La pratica è ovunque e in ogni singolo istante. Come il Respiro.

Buon Cammino.

Fonte: http://santacittarama.altervista.org/buddhismo.htm#Meditazione

Mindfulness è dissolvere la maschera e riscoprire l’autentico volto.

Un antico Koan chiede “qual’era il tuo volto originale prima che i tuoi genitori nascessero?”. Il koan è una domanda illogica che scuote le credenze e i condizionamenti per proporre un’apertura che si spinga oltre la mente e le sue costruzioni, scardina i presupposti e offre una possibilità di risveglio.

Qual è il vero volto?

Ci è stato insegnato fin da piccolissimi a non essere autentici.

Crescendo avviene nell’essere umano una sorta di frammentazione ed oblio; gradualmente via via che si delinea la divisione tra gli atteggiamenti opportuni ed accettabili e quelli riprovevoli o non adeguati all’ambiente, inizia il pensiero dualistico, dicotomico e lineare a discapito della visione d’insieme.

La persona, il bambino, comincia automaticamente a seppellire ciò che non va in lui, che non funziona nel mondo circostante e a mostrare ciò che può destare accettazione e plauso.

Ogni volta che ci concentriamo su “come dovrebbe essere” perdiamo il contatto con ciò che è, inevitabilmente qualcosa  viene dimenticato, obnubilato e la nostra consapevolezza si  assottiglia.

Trattasi di una ricerca non già di ciò che si è ma di ciò che la struttura sociale si aspetta tu sia. E’ questione di sopravvivenza.

La meditazione praticata costantemente e con integrità può essere molto utile e vediamo come, trattando brevemente i sette pilastri della pratica meditativa:

  • Non Giudizio
  • Pazienza
  • Mente del Principiante
  • Fiducia
  • Non cercare risultati
  • Accettazione
  • Lasciar Andare

Praticando il Non giudizio andiamo ad osservare il Critico Interiore e il Giudice, due facce della stessa energia: da un lato ci ricordano pedissequamente tutto ciò che non funziona in noi, dall’altro sono pronti a svalutare gli altri per farci guadagnare qualche punto ed elevarci a migliori. Il Critico/Giudice è un coach malefico che ci incalza continuamente a nascondere il nostro vero volto e a offrire la maschera sicura, quella che negli anni si è dimostrata la più funzionale, lo fa per metterci al sicuro; l’intenzione è buona, per questo non va combattuto ma integrato, l’integrazione avviene quando si ha la volontà di vedere ed accogliere ciò che c’è.

La Pazienza  è di per sé saggezza. Nasce dalla comprensione e dall’accettazione che le cose hanno un loro tempo e un loro modo per manifestarsi, la pazienza non forza, non induce e sicuramente non costringe a nascondere o a mentire. Nella pratica di consapevolezza coltiviamo la pazienza nei confronti del nostro corpo e della nostra mente ricordandoci che non c’è bisogno di irritarci se il primo duole e la seconda è irrequieta. Matura benevolenza nei confronti di noi stessi e dei nostri limiti.

Nella Mente del Principiante ci sono infinite possibilità e assenza di aspettative. Questa è l’attitudine fanciullesca. Il bambino interiore: giocoso, curioso e puro. La mente del principiante è sempre nel qui e nell’adesso, tutte le informazioni che possiede si applicano al passato ma non sono trascinabili ad oggi, perché questo momento non è mai avvenuto prima. Coltivando una mente da principiante andiamo ad abbandonare antiche credenze e notiamo eventualmente l’automatismo della mente discorsiva a servirsene per valutare il presente e i suoi significati, anziché riceverlo così com’è.

Quando c’è  Felt-sense (il senso del sentire), la connessione con la propria intuizione, la facoltà di dare un nome alle proprie emozioni e sensazioni, allora stiamo coltivando la Fiducia. Le maschere che più spesso indossiamo sono i volti dei vincenti, di coloro che “ce l’hanno fatta”, indossare la pelle di un altro non è mai un buon affare per svariati motivi; si vive con l’incubo che il nostro bluff venga scoperto, non potremmo mai realizzare l’autocoscienza perché siamo fuori centro e non per ultimo recidiamo il NOSTRO sentire, ed e solo tramite la nostra sofferenza che avviene la trasformazione e la crescita evolutiva. Con la pratica affiniamo l’intenzione di investigare e di scoprire il nostro mondo, e nella fiducia troviamo rifugio.

La pratica  di consapevolezza è l’unica attività al mondo che non ha un obbiettivo. Non esiste un criterio secondo cui definirla buona o cattiva pratica, noi lasciamo che ciò che si manifesta nel reale venga accolto nella coscienza, con piena presenza e a cuore aperto. Non cerchiamo risultati, ma con un’attenzione non selettiva riceviamo ciò che è, così com’è. Riceviamo quindi ciò che siamo, così come siamo…. con le nostre brutture e le nostre pulsioni poco virtuose, e questo unitamente al non giudizio ci consente di scoprire gradualmente, a poco a poco il nostro vero volto.

Accettazione è il terreno che è mancato ai nostri piccoli piedini di bimbo quando abbiamo deciso che era il caso di essere qualcun altro per essere amati. Non si tratta di rinunciare a migliorare o di prendere passivamente tutto ciò che la vita pone. Al contrario è un’attitudine positiva di prendere il reale così com’è nel presente, fare amicizia, accoglierlo con pazienza e compassione, ricevere se stessi e gli altri: accettare di avere la febbre, accettare di sentire gelosia, paura, fastidio, accettare il cliente burbero o il collaboratore al quale devi ripetutamente spiegare la medesima cosa, accogliere la realtà e non aggiungere altro. L’accettazione prepara il terreno alle buone idee e consente risposte pro positive alle sfide dell’ambiente. Infine scioglie completamente il presupposto che sottende alla costruzione di una maschera.

Il controllo è un’illusione. Il nostro respiro appartiene alla natura, il nostro corpo appartiene alla vita. Ci sono cose che possiamo gestire, altre che sono evidentemente non subordinate al nostro controllo  e che ci alleniamo, con la pratica meditativa, a Lasciare Andare. In occidente questo aspetto è  particolarmente difficoltoso per via dell’attaccamento e l’identificazione con le cose materiali.                                                                                                       In oriente si usa uno stratagemma curioso per catturare una scimmia: si fa un piccolo buco, sufficiente per far passare la mano della scimmia, in una noce di cocco che poi si fissa alla base di un albero, dentro si pone una banana, la scimmia scende dall’albero, la sua mano aperta entra nel buco ed afferra la banana, ma ora il suo pugno stretto intorno alla banana è troppo grosso per uscire da buco, alla scimmia basterebbe lasciare andare la banana e sarebbe libera in un attimo. La maggior parte delle scimmie non è disposta a farlo. Analogamente nella pratica scopriamo di non permettere alle sensazioni, pensieri ed emozioni di dissiparsi naturalmente, il nostro attaccamento è la nostra trappola. Nessuna maschera potrà mai cadere se non la lasciamo andare.

Infine, è utile sapere che le maschere, le personalità posticce e il Critico/Giudice detestano il silenzio, nella Meditazione si agiteranno a tal punto che se il praticante sarà vigile non potrà non individuarle e con l’energia della consapevolezza indebolirne i condizionamenti, respiro dopo respiro.

Vale la pena di conoscersi veramente, mi sembrerebbe un’occasione sprecata non farlo.

Naturalmente ci vuole coraggio e una certa dose di costanza e disciplina. Verrà voglia di fuggire, di smettere, di fare altro e spesso starcene lì seduti immobili per 20 o 40 minuti ci sembrerà tempo perso… ma credetemi, lo dico con tutto il mio cuore: è una rinascita.

Buon Cammino.

Namastè.

Iris

 Meditazione, Insula, Neuroni Specchio ed Empatia.

L’insula e i Neuroni Specchio costituiscono una parte importantissima del Circuito di Risonanza.  Il circuito di risonanza e un sistema neurale responsabile non solo della codificazione dell’intenzione dell’altro, ma anche nell’empatia e nella sintonizzazione della mente..

Sentire l’altro…..

La ricerca scientifica con tecniche di brain imaging come la risonanza magnetica, ha osservato che si vede pulsare di vita l’area dell’insula quando la persona osservata sta provando empatia per qualcuno.

Empatia: vedere e sentire se stessi nella pelle dell’altro, comprendere la situazione da dentro, provare vera compassione e gentilezza amorevole, assenza di giudizio.

Test scientifici su Monaci e Meditanti che praticano regolarmente ha rilevato che la Meditazione non solo rafforza il circuito di risonanza, ma lo fa crescere ed espandere; aumentando la facoltà di Empatia e genuina Compassione.

Ora, è bene sapere che questi sentimenti fanno bene, ma ancora di più a chi li sperimenta. Provare autentica empatia verso l’altro, e gli altri ha conseguenze benefiche sulla salute e sul benessere generale.

Meditazione e Yoga vanno ad unire ciò che è disgregato, l’empatia è elemento distintivo della facoltà di UNIRE.

Immaginando un mondo senza guerre, senza conflitti, senza egoismo…. dove vi sia un equo e solidale aiuto reciproco tra esseri umani a prescindere da differenze etniche, sociali ed economiche…… quello che vedo sono bambini che praticano Mindfulness a scuola, come parte della loro formazione.

Serve più cuore, e tutti noi ne abbiamo uno. Stiamo in ascolto.

Namastè.

iris

Restare in Silenzio – Neruda –

Restare in silenzio (Pablo Neruda)

Ora conteremo fino a dodici
e tutti resteremo fermi.
Una volta tanto sulla faccia della terra,
non parliamo in nessuna lingua;
fermiamoci un istante,
e non gesticoliamo tanto.

Che strano momento sarebbe
senza trambusto, senza motori;
tutti ci troveremmo assieme
in un improvvisa stravaganza.

Nel mare freddo il pescatore
non attenterebbe alle balene
e l’uomo che raccoglie il sale
non guarderebbe le sue mani offese.

Coloro che preparano nuove guerre,
guerre coi gas, guerre col fuoco,
vittorie senza sopravvissuti,
indosserebbero vesti pulite
per camminare coi loro fratelli
nell’ombra, senza far nulla.

Ciò che desidero non va confuso
con una totale inattività.
È della vita che si tratta;….

Se non fossimo così votati
a tenere la nostra vita in moto
e per una volta tanto non facessimo nulla,
forse un immenso silenzio interromperebbe la tristezza
di non riuscire mai a capirci
e di minacciarci con la morte.

Forse la terra ci può insegnare,
come quando tutto d’inverno sembra morto
e dopo si dimostra vivo.

Ora conterò fino a dodici
e voi starete zitti e io andrò via.